Descrizione del Territorio
VERUCCHIO

Torrione SS. Trinità

Torre dell'Orologio

Museo Civico Archeologico
Trono ligneo

Cipresso di S. Francesco
(Abitanti: 7.800 - Altitudine: 330 mt. slm)
Una bella strada, delimitata da pini e accompagnata da vigneti, sale verso Verucchio. E' l'ultimo tratto della salita che giunge in paese lasciata la Statale 258 che conduce da Rimini alla "culla dei Malatesta". Salendo verso Verucchio l'occhio domina una vallata larga e spaziosa ma a sud est lo sguardo si tuffa a picco, e il mare fa da confine all'orizzonte, tanto vicino che sembra di poterlo toccare. Ma a Verucchio non c'è solo un panorama mozzafiato, il luogo può vantare un'antichissima storia legata a doppio filo ai signori Malatesta. Molto prima di quell'epoca tuttavia, esattamente nella prima età del ferro, tra il IX e VI secolo a.C., Verucchio ospita un esteso insediamento di cultura villanoviana che ha lasciato reperti straordinari. La struttura del paese, tuttavia è di epoca medievale. In tale periodo l'imprendibile rocca di Verucchio è il poggio da cui i Malatesta tengono saldo il proprio potere. Ma il paese e la sua formidabile fortificazione, dopo un assedio risolto solo con l'inganno (31 ottobre 1462) da parte di Federico da Monte-feltro, passarono sotto il diretto dominio della Chiesa decretando la fine del potere Malatestiano. Nel 1580 papa Gregorio XIII governò direttamente Verucchio attraverso il commissario apo-stolico Bernardino Rossi e i Pontefici successivi dichiararono la Terra di Verucchio "Città" per la sua importanza economica. Ma con quel periodo cessano anche le più importanti vicende storico-economiche di Verucchio.
La Rocca
(Via Rocca, 42 - Visitabile - tel 0541-625557)
E' un insieme di costruzioni di periodi diversi, sorte tra il XII e il XVII secolo, in un'ampia area
ricavata sul punto più
alto del masso di
Verucchio. Si tratta di un complesso poderoso, solido e maestoso.
Da alcune sue parti mostra tutta la sua possanza di presidio difensivo imprendibile. Le prime notizie del Castello di Verucchio risalgono al 962 d.C. quando Ottone I lo donò a Ulderico di Carpegna alla cui stirpe rimase fino al 1141. La parte più antica dell'arroccato è la torre nel cortile piccolo; la parte inferiore è costruita con conci di pietra squadrati perfettamente combacianti, attorno alla quale sono addossati resti di costruzioni più recenti. All'interno della Rocca, nella parte denominata Sala Magna, dove fino al 1700 fu collocato un teatro è visibile una mostra che illustra l'evoluzione degli stemmi araldici nel corso della storia.
Torrione SS. Trinità
Fatto costruire da Sigismondo Malatesta insieme al torrione S.Andrea difendeva uno degli angoli della cinta muraria a nord ovest.
Torre del Mastin Vecchio
E' la parte più antica del maniero e deve la sua denominazione al fatto che faceva parte dell'espansione del castello nel XI secolo.
Piazza Malatesta
E' un'ariosa piazza acciottolata, con palazzi rinascimentali e tardo gotici e una certa aria di fasti antichi.
Torre dell'Orologio
Il manufatto così come si presenta oggi è ciò che è giunto sino a noi dopo la trasformazione avvenuta nel 1729. Al tempo di Sigismondo Malatesta (1431-1468) rappresentava il baluardo della Rocca affacciato sulla Vallata
del Marecchia.
I Malatesta da Verucchio
La potenza della Signoria dei Malatesta nasce con Malatesta da Verucchio (1212-1312) denominato il "Centenario" e ricordato da Dante come il "Mastin vecchio". Egli fu il principale artefice della fortuna politica ed economica dei Malatesta; con opportuni matrimoni suoi (si sposò tre volte) e dei suoi figli, estese il controllo politico su Rimini, sulle vallate dei fiumi Marecchia e Rubicone. Controllava il Montefeltro e la strada verso la Toscana, mentre sulla costa possedeva Gradara e Pesaro che segnavano il dominio dei Malatesta sull'intera costa e sulle Marche. Malatesta da Verucchio fece testamento il 18 febbraio 1311 lasciando fortune ai discendenti. Fra essi hanno lasciato tracce di rilievo Galeotto e Sigismondo Pandolfo.
Dante ricorda i Malatesta in tre occasioni "infernali": tra i lussuriosi del V canto, dove sono gli amanti Paolo e Francesca, moglie di Giovanni Malatesta, detto Gianciotto, e cognata di Paolo, ambedue figli di Malatesta da Verucchio; tra i cattivi consiglieri del canto XXVII, in cui Guido da Montefeltro nomina Malatesta da Verucchio e il figlio Malatestino storpiandone i nomi ("Mastin vecchio e il nuovo da Verucchio") per stigmatizzarne la ferocia a proposito di una strage di nemici ghibellini perpetrata la notte di Santa Lucia, nel 1295. E, infine nel XXVIII canto, dove Pier da Medicina profetizza l'assassinio di due notabili di Fano ad opera di "Mastin nuovo", questa volta chiamato "Quel traditor che vede pur con l'uno", così detto perchè cieco ad un occhio.
Museo Civico Archeologico
(Via S.Agostino, 14 - Visitabile - tel 0541/670222)
E' una tappa fondamentale per chi voglia ricostruire il mosaico dell'Italia centro settentrionale e adriatica nei primi secoli del primo millennio a.C.. Ubicato all'interno di un antico monastero dei Padri Agostiniani fondato nel XIII secolo, è stato ampliato nel 1646 e restaurato nel 1980. Inaugurato nel 1985, il Museo conserva reperti assolutamente unici, si tratta infatti di oggetti prodotti con materiali organici conservati grazie alle caratteristiche chimico-fisiche della roccia in cui le sepolture (si tratta di tombe e necropoli) furono scavate. Ciò testimonia che Verucchio in età Villanoviana fu il capoluogo di un ampio territorio disseminato di piccoli insediamenti. Almeno sei sono le aree dei rinvenimenti più consistenti: Pian del Monte della Baldisserra (sulle pendicii meridionali nelle località Doccio e Bruciato), sotto la Rocca, Campo del Tesoro Lavatoi, Selve Grosse, Cappuccini, Le Pegge.
I primi rinvenimenti villanoviani nel territorio di Verucchio risalgono al XVII secolo e fino a qualche anno fa si sono registrati ritrovamenti di diverse centinaia di tombe collocabili tra il IX e l'VII secolo a.C.. Oltre agli ossuari (le urne che contenevano i resti dell'incinerazione delle salme) le sepolture hanno tramandato sino a noi resti di tessuto, armi, strumenti per tessere, monili e fibule in oro, splendida ambra, parti del carro su cui il defunto doveva essere collocato per la cremazione, ampi corredi di ceramica, ma anche offerte di cibo e un'eccezionale trono ligneo intarsiato con figure umane.
Chiesa Collegiata
(Piazza Battaglini - Visitabile - tel 0541-670197)
Ricercata e leziosa, ma anche imponente e solenne, la Chiesa Collegiata di Verucchio, considerata la cattedrale della media Valmarecchia, risale al 1863 ed è stata progettata dal verucchiese Antonio Tondini. L'impianto interno riprende motivi barocchi e rinascimentali, ed in origine era tutto azzurro e bianco con decorazioni dorate.
Eretta sulla piazza, dove sorgeva precedentemente un convento di Francescani, raccoglie molte delle opere disperse dalle soppressioni del periodo napoleonico.
All'interno: Crocifisso, si tratta di un dipinto su tavola sagomata di ignoto artista riminese detto "Maestro di Verucchio", della prima metà del Trecento. L'opera è appesa nel presbiterio della Collegiata
San Martino, olio su tela, dipinto intorno alla metà del XVII secolo da Giovan Francesco Nagli, detto il Centino. Rappresenta il Santo nell'atto di togliersi il mantello e donarlo al povero viandante.
Monastero delle Monache
(Via Mura S.Giorgio)
Sull'altro picco attorno a cui si stringe il paese sorge il Monastero delle Monache Benedettine, ricostruito nel 1610 sulla preesistente Rocca del Passerello. Anche questa rocca, che fu residenza dei Malatesta, preferita alla Rocca del Sasso più militare e spartana, è vasta e imponente. Il monastero, per metà è ancora castello, ma non è visitabile in quanto gli spazi sono destinati alle monache di clausura.
I dintorni
VILLA VERUCCHIO
(A 5 chilometri da Verucchio sulla Statale 258 in direzione Rimini)
Piccola frazione ai piedi della roccia su cui sorge Verucchio costeggia il Parco Marecchia sorto intorno al fiume omonimo.
Convento dei Francescani
(Visitabile - tel 0541-678417)
Il più antico documento che cita questo monastero è il testamento di Malatesta da Verucchio del 1311; di fatto, è la più antica fondazione della Provincia Francescana di Bologna. Secondo la tradizione, accanto alla Chiesa, esisteva un piccolo romitorio, poi trasformato nel convento attuale, presso il quale, nel maggio del 1213, si sarebbe fermato S. Francesco discendendo la Valmarecchia dopo aver ricevuto a San Leo, da messer Orlando de' Cattani della Chiusi, la donazione del Monte della Verna. Vicino zampillano acque curative che la leggenda vuole fatte scaturire dal Santo.
Cipresso di S. Francesco
(Accanto alla Chiesa della S.Croce)
Secondo la tradizione sarebbe stato piantato dallo stesso S.Francesco. Si tratta, in verità, di un rarissimo monumento vegetale (7 metri e mezzo di diametro, 23 metri di altezza dopo il crollo della cima avvenuto il 6 dicembre dell'80) che i botanici, confortando la leggenda serafica, ritengono vecchio di almeno 700 anni.
Chiesa della S. Croce
(Villa Verucchio - Visitabile - tel 0541-678417)
Di poco successiva alla creazione del Convento ha un bel portale trecentesco mentre il suo vasto interno è d'ispirazione neoclassica. La dedica è la stessa che caratterizzava l'antico romitorio che accolse S.Francesco nel suo viaggia da S.Leo.
All'interno: Crocifissione, Affresco, risalente alla prima metà del Trecento, è opera di un ottimo artista di quella scuola pittorica riminese che costituisce un fenomeno di grande rilievo all'interno della cultura italiana del Medioevo. E' collocato sulla parete di sinistra tra gli archi ottocenteschi.
Pieve Romanica
(Via Marecchiese - Visitabile su prenotazione tel. 0541/670197 e 0541/670222)
Intitolata a S.Martino, appare alla vista appena oltrepassato Villa Verucchio. Di rustica architettura romano-gotica (risale al 994 d.C.), sorge su un declivio ombreggiato da ulivi ai piedi del roccione su cui si erge Verucchio.
Una bella strada, delimitata da pini e accompagnata da vigneti, sale verso Verucchio. E' l'ultimo tratto della salita che giunge in paese lasciata la Statale 258 che conduce da Rimini alla "culla dei Malatesta". Salendo verso Verucchio l'occhio domina una vallata larga e spaziosa ma a sud est lo sguardo si tuffa a picco, e il mare fa da confine all'orizzonte, tanto vicino che sembra di poterlo toccare. Ma a Verucchio non c'è solo un panorama mozzafiato, il luogo può vantare un'antichissima storia legata a doppio filo ai signori Malatesta. Molto prima di quell'epoca tuttavia, esattamente nella prima età del ferro, tra il IX e VI secolo a.C., Verucchio ospita un esteso insediamento di cultura villanoviana che ha lasciato reperti straordinari. La struttura del paese, tuttavia è di epoca medievale. In tale periodo l'imprendibile rocca di Verucchio è il poggio da cui i Malatesta tengono saldo il proprio potere. Ma il paese e la sua formidabile fortificazione, dopo un assedio risolto solo con l'inganno (31 ottobre 1462) da parte di Federico da Monte-feltro, passarono sotto il diretto dominio della Chiesa decretando la fine del potere Malatestiano. Nel 1580 papa Gregorio XIII governò direttamente Verucchio attraverso il commissario apo-stolico Bernardino Rossi e i Pontefici successivi dichiararono la Terra di Verucchio "Città" per la sua importanza economica. Ma con quel periodo cessano anche le più importanti vicende storico-economiche di Verucchio.
La Rocca
(Via Rocca, 42 - Visitabile - tel 0541-625557)
E' un insieme di costruzioni di periodi diversi, sorte tra il XII e il XVII secolo, in un'ampia area
ricavata sul punto più
alto del masso di
Verucchio. Si tratta di un complesso poderoso, solido e maestoso.
Da alcune sue parti mostra tutta la sua possanza di presidio difensivo imprendibile. Le prime notizie del Castello di Verucchio risalgono al 962 d.C. quando Ottone I lo donò a Ulderico di Carpegna alla cui stirpe rimase fino al 1141. La parte più antica dell'arroccato è la torre nel cortile piccolo; la parte inferiore è costruita con conci di pietra squadrati perfettamente combacianti, attorno alla quale sono addossati resti di costruzioni più recenti. All'interno della Rocca, nella parte denominata Sala Magna, dove fino al 1700 fu collocato un teatro è visibile una mostra che illustra l'evoluzione degli stemmi araldici nel corso della storia.
Torrione SS. Trinità
Fatto costruire da Sigismondo Malatesta insieme al torrione S.Andrea difendeva uno degli angoli della cinta muraria a nord ovest.
Torre del Mastin Vecchio
E' la parte più antica del maniero e deve la sua denominazione al fatto che faceva parte dell'espansione del castello nel XI secolo.
Piazza Malatesta
E' un'ariosa piazza acciottolata, con palazzi rinascimentali e tardo gotici e una certa aria di fasti antichi.
Torre dell'Orologio
Il manufatto così come si presenta oggi è ciò che è giunto sino a noi dopo la trasformazione avvenuta nel 1729. Al tempo di Sigismondo Malatesta (1431-1468) rappresentava il baluardo della Rocca affacciato sulla Vallata
del Marecchia.
I Malatesta da Verucchio
La potenza della Signoria dei Malatesta nasce con Malatesta da Verucchio (1212-1312) denominato il "Centenario" e ricordato da Dante come il "Mastin vecchio". Egli fu il principale artefice della fortuna politica ed economica dei Malatesta; con opportuni matrimoni suoi (si sposò tre volte) e dei suoi figli, estese il controllo politico su Rimini, sulle vallate dei fiumi Marecchia e Rubicone. Controllava il Montefeltro e la strada verso la Toscana, mentre sulla costa possedeva Gradara e Pesaro che segnavano il dominio dei Malatesta sull'intera costa e sulle Marche. Malatesta da Verucchio fece testamento il 18 febbraio 1311 lasciando fortune ai discendenti. Fra essi hanno lasciato tracce di rilievo Galeotto e Sigismondo Pandolfo.
Dante ricorda i Malatesta in tre occasioni "infernali": tra i lussuriosi del V canto, dove sono gli amanti Paolo e Francesca, moglie di Giovanni Malatesta, detto Gianciotto, e cognata di Paolo, ambedue figli di Malatesta da Verucchio; tra i cattivi consiglieri del canto XXVII, in cui Guido da Montefeltro nomina Malatesta da Verucchio e il figlio Malatestino storpiandone i nomi ("Mastin vecchio e il nuovo da Verucchio") per stigmatizzarne la ferocia a proposito di una strage di nemici ghibellini perpetrata la notte di Santa Lucia, nel 1295. E, infine nel XXVIII canto, dove Pier da Medicina profetizza l'assassinio di due notabili di Fano ad opera di "Mastin nuovo", questa volta chiamato "Quel traditor che vede pur con l'uno", così detto perchè cieco ad un occhio.
Museo Civico Archeologico
(Via S.Agostino, 14 - Visitabile - tel 0541/670222)
E' una tappa fondamentale per chi voglia ricostruire il mosaico dell'Italia centro settentrionale e adriatica nei primi secoli del primo millennio a.C.. Ubicato all'interno di un antico monastero dei Padri Agostiniani fondato nel XIII secolo, è stato ampliato nel 1646 e restaurato nel 1980. Inaugurato nel 1985, il Museo conserva reperti assolutamente unici, si tratta infatti di oggetti prodotti con materiali organici conservati grazie alle caratteristiche chimico-fisiche della roccia in cui le sepolture (si tratta di tombe e necropoli) furono scavate. Ciò testimonia che Verucchio in età Villanoviana fu il capoluogo di un ampio territorio disseminato di piccoli insediamenti. Almeno sei sono le aree dei rinvenimenti più consistenti: Pian del Monte della Baldisserra (sulle pendicii meridionali nelle località Doccio e Bruciato), sotto la Rocca, Campo del Tesoro Lavatoi, Selve Grosse, Cappuccini, Le Pegge.
I primi rinvenimenti villanoviani nel territorio di Verucchio risalgono al XVII secolo e fino a qualche anno fa si sono registrati ritrovamenti di diverse centinaia di tombe collocabili tra il IX e l'VII secolo a.C.. Oltre agli ossuari (le urne che contenevano i resti dell'incinerazione delle salme) le sepolture hanno tramandato sino a noi resti di tessuto, armi, strumenti per tessere, monili e fibule in oro, splendida ambra, parti del carro su cui il defunto doveva essere collocato per la cremazione, ampi corredi di ceramica, ma anche offerte di cibo e un'eccezionale trono ligneo intarsiato con figure umane.
Chiesa Collegiata
(Piazza Battaglini - Visitabile - tel 0541-670197)
Ricercata e leziosa, ma anche imponente e solenne, la Chiesa Collegiata di Verucchio, considerata la cattedrale della media Valmarecchia, risale al 1863 ed è stata progettata dal verucchiese Antonio Tondini. L'impianto interno riprende motivi barocchi e rinascimentali, ed in origine era tutto azzurro e bianco con decorazioni dorate.
Eretta sulla piazza, dove sorgeva precedentemente un convento di Francescani, raccoglie molte delle opere disperse dalle soppressioni del periodo napoleonico.
All'interno: Crocifisso, si tratta di un dipinto su tavola sagomata di ignoto artista riminese detto "Maestro di Verucchio", della prima metà del Trecento. L'opera è appesa nel presbiterio della Collegiata
San Martino, olio su tela, dipinto intorno alla metà del XVII secolo da Giovan Francesco Nagli, detto il Centino. Rappresenta il Santo nell'atto di togliersi il mantello e donarlo al povero viandante.
Monastero delle Monache
(Via Mura S.Giorgio)
Sull'altro picco attorno a cui si stringe il paese sorge il Monastero delle Monache Benedettine, ricostruito nel 1610 sulla preesistente Rocca del Passerello. Anche questa rocca, che fu residenza dei Malatesta, preferita alla Rocca del Sasso più militare e spartana, è vasta e imponente. Il monastero, per metà è ancora castello, ma non è visitabile in quanto gli spazi sono destinati alle monache di clausura.
I dintorni
VILLA VERUCCHIO
(A 5 chilometri da Verucchio sulla Statale 258 in direzione Rimini)
Piccola frazione ai piedi della roccia su cui sorge Verucchio costeggia il Parco Marecchia sorto intorno al fiume omonimo.
Convento dei Francescani
(Visitabile - tel 0541-678417)
Il più antico documento che cita questo monastero è il testamento di Malatesta da Verucchio del 1311; di fatto, è la più antica fondazione della Provincia Francescana di Bologna. Secondo la tradizione, accanto alla Chiesa, esisteva un piccolo romitorio, poi trasformato nel convento attuale, presso il quale, nel maggio del 1213, si sarebbe fermato S. Francesco discendendo la Valmarecchia dopo aver ricevuto a San Leo, da messer Orlando de' Cattani della Chiusi, la donazione del Monte della Verna. Vicino zampillano acque curative che la leggenda vuole fatte scaturire dal Santo.
Cipresso di S. Francesco
(Accanto alla Chiesa della S.Croce)
Secondo la tradizione sarebbe stato piantato dallo stesso S.Francesco. Si tratta, in verità, di un rarissimo monumento vegetale (7 metri e mezzo di diametro, 23 metri di altezza dopo il crollo della cima avvenuto il 6 dicembre dell'80) che i botanici, confortando la leggenda serafica, ritengono vecchio di almeno 700 anni.
Chiesa della S. Croce
(Villa Verucchio - Visitabile - tel 0541-678417)
Di poco successiva alla creazione del Convento ha un bel portale trecentesco mentre il suo vasto interno è d'ispirazione neoclassica. La dedica è la stessa che caratterizzava l'antico romitorio che accolse S.Francesco nel suo viaggia da S.Leo.
All'interno: Crocifissione, Affresco, risalente alla prima metà del Trecento, è opera di un ottimo artista di quella scuola pittorica riminese che costituisce un fenomeno di grande rilievo all'interno della cultura italiana del Medioevo. E' collocato sulla parete di sinistra tra gli archi ottocenteschi.
Pieve Romanica
(Via Marecchiese - Visitabile su prenotazione tel. 0541/670197 e 0541/670222)
Intitolata a S.Martino, appare alla vista appena oltrepassato Villa Verucchio. Di rustica architettura romano-gotica (risale al 994 d.C.), sorge su un declivio ombreggiato da ulivi ai piedi del roccione su cui si erge Verucchio.
