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Descrizione del Territorio
BRISIGHELLA

veduta del Paese


La Torre dell'Orologio


La via "degli Asini"
(Abitanti: 9.300 - Altitudine: 115 mt. slm)

Le origini di Brisighella sono assai antiche. Reperti rinvenuti nella grotta "Tanaccia", in prossimità della strada Monticino-Limisano che conduce a Riolo Terme, dimostrano la presenza di nuclei abitati risalenti al Neolitico e all'Età del'bronzo. In seguito la valle fu occupata da popolazioni di origine celtica, come rivela la necropoli rinvenuta nella frazione di San Martino in Gattara.
Alcuni toponimi fanno invece riferimento a popolazioni galliche: ad esempio citiamo "Rontana" (luogo elevato) e lo stesso 'Brisighella', che qualcuno collega alla radice brix (vetta, altura). Esistono però numerose altre interpretazioni, come quella che vuole il nome derivato dal veneto bressichella (briciola), cioè piccola porzione della Serenissima Repubblica posta in Romagna. Altri ancora sostengono l'origine greca, facendo riferimento a braxica (cavolo), con riferimento a un luogo adatto alla coltivazione dell'ortaggio.
Quando i Romani occuparono queste terre, vi costruirono la via Faentina (allora denominata via Antonina, da Antonino Pio, 13 d.C.), che diramandosi dalla via Emilia valicava l'Appennino. La strada, non più larga di una mulattiera, era percorsa dalle carovane del sale, provenienti da Cervia e dirette a Roma. Ancora oggi ne troviamo memoria nei toponimi della zona. Quartolo, per esempio, èposto al quarto miglio dall'inizio della strada cominciando a contare da Faenza' "Rio Quinto' al quinto, così come la Pieve del Thò ovvero in ottavo, indica l'ottavo miglio, e Ponte Nono, il nono.
La nascita dell'attuale nucleo abitato è attribuita per tradizione a Maghinardo Pagani da Susinana, considerato il più grande condottiero medioevale delle Romagne. A lui oggi è intitolato il palazzo Municipale, in stile neoclassico.
Nel 1290, sull'asperità dove si trova la Torre dell'orologio, Maghinardo fece erigere, in opposizione a Francesco Manfredi signore di Faenza, una torre in grossi blocchi di gesso, ai cui piedi si andò sviluppando la Brisighella che ancor oggi possiamo vedere.
Arte, storia e architettura a Brisighella si fondono in maniera emozionante. Si, perché restare anche solo per un istante affacciati dalle balconate della Torre, della Rocca oppure del santuario del Monticino significa godere di straordinari panorami e inconsuete prospettive. E mentre da lassù lo sguardo cade sul sottostante borgo, viene spontaneo il desiderio di scoprire in dettaglio i tesori nascosti dietro quegli incantevoli scorci.

La Rocca
La vetta centrale, dotata di parcheggio, ospita nella Rocca l'interessante Museo del lavoro contadino nelle vallate del Lamone, Marzeno e Senio. Con i suoi 2300 reperti legati alla civiltà rurale, artigianale e agreste, propone fedeli ricostruzioni di ambienti (cucina, cantina, camere, laboratori) che raccontano al visitatore nei dettagli la vita contadina nel secolo scorso.

La Torre dell'Orologio
Dalla Rocca alla Torre dell'orologio il passo èbreve. Documentata come fortilizio fin dal XIII secolo, la "Signora del tempo' fu parzialmente ricostruita nel Cinquecento e di nuovo - questa volta completamente - nel 1850. Perdurando poi l'antica funzione di orologio civico, è stato naturale oggi adibirla ad originale Mostra del tempo. Antiche stampe, generose concessioni all'astrologia e singolari meccanismi sono in sintonia con il curioso quadrante esterno basato su 6 settori, anziché 12, dove ore e minuti sono segnati da un'unica lancetta corta.

Santuario del Monticino
Sul terzo colle, immerso nei cipressi, sta il Santuario del Monticino, simbolo della devozione all'effige della Madonna custoditavi. Si tratta di una ceramica impressa realizzata nel 1626, originariamente posta su un pilastro alle porte del paese, quindi, nel 1662, trasferita sul colle in un romitorio costruito con le offerte dei fedeli. Quel primo edificio, abbattuto nel 1758, fu rimpiazzato dall'attuale, che presenta, nella parte absidale, affreschi del pittore faentino Savino Lega, allievo di Felice Giani (1850-53). L'altare principale èrivestito di marmi pregiati, circondati da capitelli ionici, stucchi e decori. Nel 1926 il Santuario si arricchì di una grandiosa facciata, donata dal cardinale Michele Lega, realizzata su disegno di Edoardo Collamarini. In onore della Madonna del Monticino l'8 settembre si celebra, dal 1662, una tra le più antiche sagre di Romagna.

La Collegiata di San Michele Arcangelo
Proseguendo l'itinerario, nel centro del paese si trova la collegiata di San Michele arcangelo, progettata dall'architetto fiorentino Gherardo Silvani e ultimata nel 1697. Una grande porta bronzea, opera dello scultore Angelo Biancini, immette all'interno. Qui, si venera la Madonna delle Grazie raffigurata in un quadro del 1410 attribuito al Mingarelli. Tra le altre opere di valore spiccano un fonte battesimale con lo stemma dei Malatesta' due tele del bolognese Bertuzzi, raffiguranti San Giorgio e Santa Rosa da Lima e due statue in legno del 1750 opera dei fratelli Nicola e Ottaviano Toselli.

la via del Borgo o "degli Asini"
La visita si fa oltremodo interessante se si percorre la via del Borgo o "degli Asini" che prelude alla cittadella medioevale. Appena entrati dalla porta delle Dame, le sorprese rasentano l'incanto se si visita la preistorica 1 casa' detta Boschi-Raggi, scavata nella roccia e paragonabile ai "Sassi" di Matera.
La "via degli Asini" va comunque percorsa tutta, perché ci si trova di fronte a qualcosa di veramente unico nel suo genere: in circa mille anni di onorato sevizio ha svolto funzioni di caseggiato, strada pedonale, cortina muraria di protezione e luogo di ritrovo civile. 1 mezzi archi di differente ampiezza, oltre a rendere impenetrabile la difesa, servirono a dare luce ad un luogo di ritrovo riparato dalle intemperie in tempi di pace. Con l'avvento delle armi da fuoco, il borgo e la via seppero riconvertirsi mutando nel corso degli anni l'originale funzione.
Il camminamento infatti divenne l'anima del quartiere dove vivevano e accudivano alle loro bestie i 'birocciai. Qui nacquero i famosi 'schioccatori' di frusta, che oggi accompagnano le bande musicali, ma che un tempo usavano l'arnese per sollecitare gli asini, guidarli e perfino per comunicare a distanza attraverso 'schiocchi' codificati.

Museo Civico
Nelle immediate vicinanze, una tappa da non mancare è il Museo civico intitolato a Giuseppe Ugonia, il famoso maestro litografo che ha saputo ritrarre il paese in opere di valore, alcune delle quali sono oggi esposte nei più prestígiosi musei del mondo. Oltre ai lavori di Ugonia, il museo conserva tele del Guercino e di Nicolò Paganelli, ceramiche settecentesche della fabbrica Fernianí di Faenza, terrecotte policrome e preziosi manufatti di oreficeria locale.

Convento dell'Osservanza
Appena fuori dalle mura, il convento dell'Osservanza occupa un posto di tutto rilievo. Autorizzato da Leone X nel 1518 quale dimora dei frati Minori osservanti, conserva nel porticato le ceramiche e una Pietà del brisighellese Giuseppe Rossetti detto "il Mutino". All'interno sull'altar maggiore, è posta una magnifica tavola del Palmezzano. A destra, un dipinto di Girolamo Marchesi detto "il Bagnacavallo'. Inoltre: tempere di Giuseppe Ugonia, cancellate e lampadari in ferro battuto di Eugenio Baldi e due chiostri, uno dei quali restaurato di recente.

Pieve di Thò
Sulla stessa strada, dopo aver sorpassato l'antico convento di San Bernardo, anch'esso meritevole di una visita, sulla sinistra appare la Pieve Thò, il più antico luogo di meditazione e preghiera della vallata. Intitolata a San Giovanni Battista, la leggenda collega la sua origine a un dono che Galla Placidia, figlia di Teodosio, volle offrire a Giove Ammone. La chiesa in stile romanico è costruita su schema basilicale a tre navate appoggiate su colonne di granito e marmo rosso di Verona, disuguali tra loro per spessore. Il campanile, alto 21 metri su base quadrata, risale circa al Mille.
I muri perimetrali presentano la caratteristica decorazione di archetti e lesene poste tra monofore. Nell'abside sta invece un'elegante bifora. Una volta entrati, lo sguardo è attratto oltreché da una statua lignea ad immagine della Madonna del melograno, da un capitello corinzio con foglie di acanto che funge da acquasantiera. La quarta colonna di destra reca scolpita un'iscrizione romana dell'epoca di Valentiniano Il. Nell'ultima di sinistra si osserva invece una conchiglia fossile che lascia supporre la provenienza del marmo dall'Egitto.
Nel presbiterio alcuni affreschi sono ritenuti anteriori all'anno Mille.
Misteriosa e piena di sorprese è la cripta che mette in luce la possibile utilizzazione della struttura a fini diversi dalla religione. Vasi in terracotta, ciotole, basamenti di colonne fanno da cornice ad una tomba romana alla cappuccina, ad un singolare e curioso elemento termale per inalazioni e al piccolo sarcofago contenente le ceneri di san Claro martire.