Descrizione del Territorio
DOVADOLA

Rocca dei Conti Guidi

Oratorio di
S. Antonio e S. Gennaro

Eremo di Montepaolo
(Abitanti: 1.600 - Altitudine: 142 mt. slm)
Paese di fondovalle, segnato dal corso sinuoso del fiume Montone, che attraversa in paese in ben due punti (tanto da giustificare il riferimento al latino duo vadora, ossia due guadi, da cui nasce, appunto, il toponimo del paese) Dovadola fu luogo abitato sin dalla preistoria. Ma è dall'epoca medievale che ha ereditato la sua struttura urbanistica. Ai conti Guidi si deve il momento di maggiore importanza del borgo, tra l'XI e il XIV secolo. Roccaforte dei guelfi di Romagna, Dovadola fu presto in lotta con Francesco Ordelaffi, ghibellino e signore di Forlì, che se ne impossessò dopo un lungo assedio nel 1351, e la mantenne fino al 1358, quando fu riconquistata dai conti Guidi. Dopo il tramonto dei Guidi, Dovadola passò direttamente sotto il dominio della Repubblica Fiorentina, e ne condivise la storia fino al 1923, anno in cui il suo territorio fu annesso alla provincia di Forlì.
Rocca dei Conti Guidi
(Visibile dalla piazza)
Alta 30 metri, 47 dal livello stradale, svetta sull'abitato di Dovadola. E' la parte meglio conservata del potente e antico Castello (VIII-IX secolo) costruito sullo sperone roccioso che si protende ad abbracciare il fiume Montone fra due rupi. Rocca fortificata, appartenne agli arcivescovi di Ravenna, agli abati di S.Mercuriale di Forlì, ai monaci di S.Benedetto in Alpe e, infine ai conti Guidi che, con il suo possesso, diedero vita al ramo dei Guidi da Dovadola. Questi ultimi si distinsero per il loro guelfismo e per l'amicizia con Dante Alighieri. E a Marcovaldo Guidi, capostipite della famiglia e valoroso capitano, si deve la fortificazione del castello che fu munito di cinta, bastioni, ponti levatoi e un palazzo ad uso abitativo.
Oratorio di S.Antonio e S.Gennaro
(Via Tartagni Marvelli - Visitabile - Tel 0543-934676)
Pregevole esempio di architettura sacra settecentesca, ma è di origine medievale, è collocato sotto la Rocca, nel nucleo più antico di Dovadola, la cosiddetta Murata. Al suo interno, fra stucchi barocchi e aeree volute ornamentali, presenta soluzioni spaziali originali inconsuete, derivanti dall'unione di elementi tipici dei due impianti, quello centrale e quello longitudinale.
All'interno: I Santi Francesco Saverio, Gennaro, Francesco e Antonio, olio su tela, del pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808)
Tobiolo e l'Angelo, olio su tela, del pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808)
I due Cherubini, olio su tela, del pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808)
Gloria della Croce e Santi, olio su tela, del pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808)
Padre Eterno con Figlio in trono, S.Giovanni Battista e Santi, olio su tela, del pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808)
Fondazione Benedetta Bianchi Porro
(Piazza Battisti - Visitabile - 0543-934493)
Il palazzo appartenne ad Antonio Raineri Biscia (1780-1839) uno dei più grandi poliglotti del mondo, aveva approfondito lo studio di ben 18 lingue e fu ambasciatore di Firenze presso il Kedivè d'Egitto. Sulla facciata del palazzo sono affissi gli stemmi in pietra e in ceramica dei Podestà. La Fondazione raccoglie opere di pittori e scultori come Annigoni e Messina, e un'ampia documentazione sulla vita di Benedetta.
Casa dei marchesi Tartagni Marvelli
(Via Tartagni Marvelli)
Sede della nobile famiglia dovadolese, riporta all'interno alcuni stemmi medicei.
Alla casa si accede attraverso la Torre del Municipio.
Abbazia di S.Andrea
(Via Benedetta Bianchi Porro - Visitabile - tel 0543-934676)
Collocata in alto, sopra l'abitato, al termine di un viale ombroso e austero, oggi accoglie le spoglie di Benedetta Bianchi Porro (1936-1964).
Fu fondata nel XII secolo dai monaci cluniacensi, ma le prime notizie certe della badia si riferiscono al 1116, data in cui il conte Guido di Dovadola e la moglie Imilia la donarono all'abate Teodorico del monastero di S.Benedetto in Alpe.
La chiesa presenta forme rinascimentali di ispirazione toscana databile alla fine del XV secolo.
E' stata restaurata negli anni 1983-88 e custodisce pregevoli opere pittoriche.
All'interno: Madonna Addolorata, Tempera su tavola, di scuola romagnola degli inizi del XVI sec.
Vergine e Bambino in gloria con Santi, olio su tela, di ascendenze umbro-marchigiane, della metà del '500.
Martirio di S.Andrea Apostolo, olio su tela, di scuola bolognese del XVII secolo.
Gesù Morto, olio su tela, di scuola bolognese del XVII.
Crocifissione con ai lati la Vergine e S.Giovanni, Affresco, cinquecentesco nella Badia di S.Andrea.
Madonna e S.Filippo Neri, olio su tela, scuola bolognese del XVII sec.
S.Caterina Martire, olio su tela, scuola bolognese del XVII Sec.
Chiesa della S.S.Annunziata
(Piazzale S.S. Annunziata - Visitabile - tel 0543-934676)
Costruita per volontà dell'eremita Ballistra, in seguito ospitò i frati dell'Ordine di S.Domenico.
Notizie certe se ne hanno solo a partire dal XV secolo, quando alla chiesa era affiancato un ospedale.
Oggi presenta linee sostanzialmente settecentesche, è costituita da un'unica navata coperta a capriate, con tre cappelle per lato e presbiterio aperto da un arco trionfale.
Al suo interno riposano le spoglie del glottologo e orientalista Raineri Biscia.
All'interno: Crocifisso ligneo, opera in legno, restaurata recentemente a Grenoble attraverso una particolare tecnica di restauro che impiega l'energia nucleare.
Il sarcofago di Benedetta Bianchi Porro
Pregevole opera in bronzo del maestro Angelo Biancini. La tomba, all'ingresso della chiesa a destra, è meta di visitatori di tutto il mondo che si sono avvicinati, attraverso i suoi pensieri, allo spirito limpido e ardente di fede di Benedetta Bianchi Porro (1936-1964). I suoi scritti (Diario, Lettere, Pensieri), carichi di riflessioni profonde sul dolore e sulla vita, sono stati tradotti in molte lingue, compreso il russo, il cinese, il giapponese e l'arabo. La giovane dovadolese, dal suo letto di sofferenza, era poliomielitica e fu colpita da una grave malattia che l'aveva costretta cieca e all'immobilità, è stata fulgido esempio di carità e virtù per tutti coloro che l'hanno conosciuta. Morta in concetto di santità, la Chiesa l'ha recentemente riconosciuta Venerabile. La casa natale (non visitabile) in ubicata in via Rio Castello.
Villa Tassinari Blanc
Ubicata accanto alla Badia di S.Andrea, un tempo era un monastero. Oggi è proprietà privata.
I dintorni
Eremo di Montepaolo
(A 7 chilometri dall'abitato di Dovadola, bivio prima dell'abitato sulla Statale 67 in direzione Firenze. Percorrere la strada comunale fino al Santuario - Visitabile - tel 0543-934723)
Dopo il Capitolo di Assisi, avvenuto nel maggio 1221, Sant'Antonio da Padova venne condotto in Romagna da fra Graziano. Qui per nove mesi si ritirò in aspra penitenza nell'Eremo di Montepaolo. La presenza del Santo in questa località indusse, nel 1629, il castrocarese Giacomo Paganelli, miracolato del Santo a far erigere accanto alla grotta dove il Taumaturgo era solito pregare, una Chiesa. L'edifico e il luogo furono sconvolti da numerosi fenomeni sismici. Una successiva costruzione, lambita da un vasto parco, fu edificata in cima al colle. La prima pietra fu posta il 29 giugno 1908 e la nuova chiesa fu consacrata il 7 settembre 1913. Il luogo era caro anche a Benito Mussolini che vi si recò più volte nel corso delle sue visite in Romagna. Testimonianza di questo attaccamento, era amico di padre Teofilo Mengoni, è il campanile della chiesa eretto per suo interessamento, come testimonia una lapide. Numerosi i fedeli che vi si recano in visita, soprattutto in settembre, mese dedicato al pellegrinaggio a questo specifico Santuario. All'Eremo si giunge anche attraverso un'antica mulattiera che parte a fianco del Castello di Castrocaro Terme.
Paese di fondovalle, segnato dal corso sinuoso del fiume Montone, che attraversa in paese in ben due punti (tanto da giustificare il riferimento al latino duo vadora, ossia due guadi, da cui nasce, appunto, il toponimo del paese) Dovadola fu luogo abitato sin dalla preistoria. Ma è dall'epoca medievale che ha ereditato la sua struttura urbanistica. Ai conti Guidi si deve il momento di maggiore importanza del borgo, tra l'XI e il XIV secolo. Roccaforte dei guelfi di Romagna, Dovadola fu presto in lotta con Francesco Ordelaffi, ghibellino e signore di Forlì, che se ne impossessò dopo un lungo assedio nel 1351, e la mantenne fino al 1358, quando fu riconquistata dai conti Guidi. Dopo il tramonto dei Guidi, Dovadola passò direttamente sotto il dominio della Repubblica Fiorentina, e ne condivise la storia fino al 1923, anno in cui il suo territorio fu annesso alla provincia di Forlì.
Rocca dei Conti Guidi
(Visibile dalla piazza)
Alta 30 metri, 47 dal livello stradale, svetta sull'abitato di Dovadola. E' la parte meglio conservata del potente e antico Castello (VIII-IX secolo) costruito sullo sperone roccioso che si protende ad abbracciare il fiume Montone fra due rupi. Rocca fortificata, appartenne agli arcivescovi di Ravenna, agli abati di S.Mercuriale di Forlì, ai monaci di S.Benedetto in Alpe e, infine ai conti Guidi che, con il suo possesso, diedero vita al ramo dei Guidi da Dovadola. Questi ultimi si distinsero per il loro guelfismo e per l'amicizia con Dante Alighieri. E a Marcovaldo Guidi, capostipite della famiglia e valoroso capitano, si deve la fortificazione del castello che fu munito di cinta, bastioni, ponti levatoi e un palazzo ad uso abitativo.
Oratorio di S.Antonio e S.Gennaro
(Via Tartagni Marvelli - Visitabile - Tel 0543-934676)
Pregevole esempio di architettura sacra settecentesca, ma è di origine medievale, è collocato sotto la Rocca, nel nucleo più antico di Dovadola, la cosiddetta Murata. Al suo interno, fra stucchi barocchi e aeree volute ornamentali, presenta soluzioni spaziali originali inconsuete, derivanti dall'unione di elementi tipici dei due impianti, quello centrale e quello longitudinale.
All'interno: I Santi Francesco Saverio, Gennaro, Francesco e Antonio, olio su tela, del pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808)
Tobiolo e l'Angelo, olio su tela, del pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808)
I due Cherubini, olio su tela, del pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808)
Gloria della Croce e Santi, olio su tela, del pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808)
Padre Eterno con Figlio in trono, S.Giovanni Battista e Santi, olio su tela, del pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808)
Fondazione Benedetta Bianchi Porro
(Piazza Battisti - Visitabile - 0543-934493)
Il palazzo appartenne ad Antonio Raineri Biscia (1780-1839) uno dei più grandi poliglotti del mondo, aveva approfondito lo studio di ben 18 lingue e fu ambasciatore di Firenze presso il Kedivè d'Egitto. Sulla facciata del palazzo sono affissi gli stemmi in pietra e in ceramica dei Podestà. La Fondazione raccoglie opere di pittori e scultori come Annigoni e Messina, e un'ampia documentazione sulla vita di Benedetta.
Casa dei marchesi Tartagni Marvelli
(Via Tartagni Marvelli)
Sede della nobile famiglia dovadolese, riporta all'interno alcuni stemmi medicei.
Alla casa si accede attraverso la Torre del Municipio.
Abbazia di S.Andrea
(Via Benedetta Bianchi Porro - Visitabile - tel 0543-934676)
Collocata in alto, sopra l'abitato, al termine di un viale ombroso e austero, oggi accoglie le spoglie di Benedetta Bianchi Porro (1936-1964).
Fu fondata nel XII secolo dai monaci cluniacensi, ma le prime notizie certe della badia si riferiscono al 1116, data in cui il conte Guido di Dovadola e la moglie Imilia la donarono all'abate Teodorico del monastero di S.Benedetto in Alpe.
La chiesa presenta forme rinascimentali di ispirazione toscana databile alla fine del XV secolo.
E' stata restaurata negli anni 1983-88 e custodisce pregevoli opere pittoriche.
All'interno: Madonna Addolorata, Tempera su tavola, di scuola romagnola degli inizi del XVI sec.
Vergine e Bambino in gloria con Santi, olio su tela, di ascendenze umbro-marchigiane, della metà del '500.
Martirio di S.Andrea Apostolo, olio su tela, di scuola bolognese del XVII secolo.
Gesù Morto, olio su tela, di scuola bolognese del XVII.
Crocifissione con ai lati la Vergine e S.Giovanni, Affresco, cinquecentesco nella Badia di S.Andrea.
Madonna e S.Filippo Neri, olio su tela, scuola bolognese del XVII sec.
S.Caterina Martire, olio su tela, scuola bolognese del XVII Sec.
Chiesa della S.S.Annunziata
(Piazzale S.S. Annunziata - Visitabile - tel 0543-934676)
Costruita per volontà dell'eremita Ballistra, in seguito ospitò i frati dell'Ordine di S.Domenico.
Notizie certe se ne hanno solo a partire dal XV secolo, quando alla chiesa era affiancato un ospedale.
Oggi presenta linee sostanzialmente settecentesche, è costituita da un'unica navata coperta a capriate, con tre cappelle per lato e presbiterio aperto da un arco trionfale.
Al suo interno riposano le spoglie del glottologo e orientalista Raineri Biscia.
All'interno: Crocifisso ligneo, opera in legno, restaurata recentemente a Grenoble attraverso una particolare tecnica di restauro che impiega l'energia nucleare.
Il sarcofago di Benedetta Bianchi Porro
Pregevole opera in bronzo del maestro Angelo Biancini. La tomba, all'ingresso della chiesa a destra, è meta di visitatori di tutto il mondo che si sono avvicinati, attraverso i suoi pensieri, allo spirito limpido e ardente di fede di Benedetta Bianchi Porro (1936-1964). I suoi scritti (Diario, Lettere, Pensieri), carichi di riflessioni profonde sul dolore e sulla vita, sono stati tradotti in molte lingue, compreso il russo, il cinese, il giapponese e l'arabo. La giovane dovadolese, dal suo letto di sofferenza, era poliomielitica e fu colpita da una grave malattia che l'aveva costretta cieca e all'immobilità, è stata fulgido esempio di carità e virtù per tutti coloro che l'hanno conosciuta. Morta in concetto di santità, la Chiesa l'ha recentemente riconosciuta Venerabile. La casa natale (non visitabile) in ubicata in via Rio Castello.
Villa Tassinari Blanc
Ubicata accanto alla Badia di S.Andrea, un tempo era un monastero. Oggi è proprietà privata.
I dintorni
Eremo di Montepaolo
(A 7 chilometri dall'abitato di Dovadola, bivio prima dell'abitato sulla Statale 67 in direzione Firenze. Percorrere la strada comunale fino al Santuario - Visitabile - tel 0543-934723)
Dopo il Capitolo di Assisi, avvenuto nel maggio 1221, Sant'Antonio da Padova venne condotto in Romagna da fra Graziano. Qui per nove mesi si ritirò in aspra penitenza nell'Eremo di Montepaolo. La presenza del Santo in questa località indusse, nel 1629, il castrocarese Giacomo Paganelli, miracolato del Santo a far erigere accanto alla grotta dove il Taumaturgo era solito pregare, una Chiesa. L'edifico e il luogo furono sconvolti da numerosi fenomeni sismici. Una successiva costruzione, lambita da un vasto parco, fu edificata in cima al colle. La prima pietra fu posta il 29 giugno 1908 e la nuova chiesa fu consacrata il 7 settembre 1913. Il luogo era caro anche a Benito Mussolini che vi si recò più volte nel corso delle sue visite in Romagna. Testimonianza di questo attaccamento, era amico di padre Teofilo Mengoni, è il campanile della chiesa eretto per suo interessamento, come testimonia una lapide. Numerosi i fedeli che vi si recano in visita, soprattutto in settembre, mese dedicato al pellegrinaggio a questo specifico Santuario. All'Eremo si giunge anche attraverso un'antica mulattiera che parte a fianco del Castello di Castrocaro Terme.
