Descrizione del Territorio
BERTINORO

Il Palazzo Comunale

Colonna delle Anella

La Pieve di San Donato in Polenta

Fratta Terme
Bertinoro si riconosce da lontano al centro della pianura di Romagna si alzano due colline gemelle, una coperta dalberi e verdissima, chiamata Monte Maggio, e laltra altrettanto verde ma arricchita di mura, torri, e case antiche: la città di Bertinoro.
La storia ha dato forma al paese, le vie si sono sviluppate ai piedi di unelegante rocca facendo nascere una piccola Città a misura duomo, dove la piazza è un balcone, il punto privilegiato da cui si gode la vista della piana di Romagna, del Mare Adriatico e dellAppennino.
Bertinoro è un tipico esempio di cittadella mediovale, la cui struttura monocentrica, con il suo centro urbano originariamente raccolto intorno alla Rocca, diventa bicentrica quando agli inizi del XIV secolo fu ultimata la costruzione del Palazzo Ordelaffi che diverrà sede del Comune. Ancora si conservano vestigia delle antiche mura e di numerosi torrioni e porte. Di queste ultime, sue si presentano ben conservate: Porta San Romano, che guarda a Forlì, ad arco acuto, detta anche dei Tre Santi (quelli già citati che si insediarono nelle adiacenze della stessa) e porta Malatesta eretta nel secolo XV chiamata "di San Francesco" dal vicino convento, divenuto poi mulino dellolio.
Esiste unaltra porta detta del Soccorso posta nella sommità del Paese nelle immediate vicinanze della Rocca. Essa svolgeva funzione sussidiaria e militare e trae nome dal fatto che da essa uscirono le milizie di Aldruda Frangipane, Contessa di Bertinoro, per portare aiuto ad Ancona assediata, nel 1172, dellArcivescovo Cristiano di Magonza. Allinterno delle mura un intreccio di vie e viuzze acciottolate, tutte da scoprire, offre percorsi pedonali alternativi e scorci di paesaggio e di forme di vita quotidiana legate ad antiche consuetudini: dalla sinuosa via delle Mura da cui si domina Bertinoro bassa, alla zona detta di "Piripec", ove confluiscono ripide e tortuose stradine, Via Asse (ora via Vendemini), via Sbroccamantile (ora Via Costa), Via SS.Trinità; più su inerpicandosi in mezzo al verde e al silenzio, si giunge alla Rocca.
Monumenti
Nella Piazza principale del paese Piazza della Libertà, fanno spicco diversi monumenti di importanza storico-artistica: il Palazzo Comunale, la Torre civica, la Colonna delle Anella, e la Cattedrale.
Il Palazzo Comunale
Il Palazzo che per oltre sei secoli è stato testimone delle vicende politiche ed amministrative di Bertinoro, fu edificato nel 1306 da Pino degli Ordelaffi, come sede del potere civile (alcuni particolari fanno ritenere che vi fosse in precedenza un altro palazzo). LEdificio che si elevava su un solo piano per un fronte di 40 metri poggiando su otto colonne di stile Bizantino e Romano, nel corso del quale subì numerose trasformazioni, sino ad arrivare al 1934, quando prese lattuale aspetto. Uno scalone immette direttamente nella sala centrale, chiamata "del popolo", ove si raccoglieva la cittadinanza per esprimere la sua volontà in occasione di grandi avvenimenti. La seconda era detta "sala nobile" ed era riservata a cerimonie, doveri di rappresentanza e compiti istituzionali. Al suo interno sono conservate sei tele, opere del pittore A.Zambianchi di Forlì, che riproducono precedenti affreschi esaltanti fatti di storia bertinorese; per questo viene comunemente chiamata sala "dei quadri" e "della fama". Da questa si accede ad unaltra sala che costituiva lUfficio del Governatore ed oggi comunemente chiamata "del fuoco", per il vasto focolare. Dalla Sala dei Quadri, attraversando la saletta, già della Giunta, (balcone della torre civica) si accede allattuale Sala del Consiglio Comunale, che conserva le immagini degli Ecclesiasti illustri di Bertinoro.
La Piazza
Dalla Terrazza di Piazza della Libertà – balcone di Romagna – si spazia lorizzonte dalle tre "guglie" della Repubblica di San Marino sino alle due Torri di Bologna; si scruta il mare Adriatico a volte fino alla costa dalmata; si individuano i segni delle centurazioni romane, oggi splendidi vigneti. Sotto la terrazza vi è la "Cà dè Be" (Casa del Vino) enoteca sede del Tribunato di Romagna, con la Campana di Romagna o dellAlbana, opera di particolare pregio del Maestro Bardeggia e della fonderia De Poli. Dalla terrazza della piazza si può ammirare il borgo di Bertinoro detto "il corso", con gli antichi tetti ed il ricostruito monastero della badia di S.Maria dUrano, casa madre (1898) delle Clarisse Francescane Missionarie del Santissimo Sacramento. Il Monastero che fu prima dei Benedettini e Camaldolesi, venne duramente colpito durante lultima guerra. Vi si venera la salma della fondatrice Serafina Farolfi, in odore di santità.
Colonna delle Anella
Bertinoro è la Città dellOspitalità. Un rito dedicato agli ospiti che risale a settecento anni fa sopravvive fino ai nostri giorni e, oggi come ieri, si svolge intorno alla "Colonna delle Anella", simbolo stesso della Comunità Cittadina.
Nella piazza maggiore, di fronte al Palazzo Comunale si erge una colonna in sasso di San Marino che porta affisse dodici anella, da qui parte il nome di Colonna delle Anella. La Colonna risale al XIII secolo e fu eretta per mettere fine alle dispute che sorgevano fra le famiglie nobili del tempo, ogni qualvolta un forestiero – fosse esso nobile cavaliere od umile viandante – era conteso dalle famiglie perché ognuna lo voleva ospite. Giudo del Duca ed Arrigo Mainardi idearono allora una colonna con tanti anelli, quante erano le famiglie del posto; il forestiero che arrivava in paese e legava il suo cavallo ad una anella o vi appendeva il proprio cappello o bastone, se appiedato, diveniva così ospite della famiglia cui apparteneva lanella. Quindi si lasciava alla sorte decidere presso quale famiglia il forestiero fosse ospite. La Colonna venne rimossa dalla piazza nel 1570 per consentire la realizzazione di un progetto che doveva portare acqua dal vicino Monte Maggio al centro del paese (opera mai completamente eseguita). Nel 1922 durante alcuni lavori nello scalone comunale venne rinvenuta una nicchia con i resti della colonna rimossa. Quindi ritrovate le antiche fondamenta, per volontà della cittadinanza e con il concorso di tutta la Romagna, lantico monumento risorse il 5 settembre 1926. Da allora ogni anno, la prima domenica di settembre, si tiene la Festa dellOspitalità.
I dintorni
La Pieve di San Donato in Polenta
Dal giorno in cui Giosuè Carducci la fece oggetto del suo canto "La Chiesa di Polenta" lumile chiesa romanica del villaggio di Polenta assurse a fama nazionale. Linterrogativo posto dal Poeta "forse qui Dante inginocchiossi?" per alcuni divenne quasi certezza ed il piccolo paese fu battezzato fu battezzato con il nome di "polenta di Dante", rafforzò la tradizione popolare e asserì implicitamente, che il divino poeta qui era stato, ospite dei polentani, signori di Ravenna. A Polenta ogni anno nel nome e nel ricordo di Dante e di Carducci affluiscono cultori e turisti e sul finir dellestate si svolge un "Raduno carducciano" con lintervento di nomi prestigiosi nel letterario e storico. Nella chiesa di Polenta si tiene anche un ciclo di letture dantesche.
La chiesa di San Donato è ricordata per la prima volta, tra i documenti attualmente noti, in una pergamena del 24 luglio 911. Nellanno 1705 una epigrafe posta sopra lingresso ricorda radicali lavori di restauro. Successivamente nel 1898 furono iniziati i lavori di ricostruzione della torre campanaria che ebbero termine lanno successivo. Oggi la Pieve di presenta a forma basilicare con travature scoperte e con la navata centrale non sopraelevata, ma con il tetto in continuazione con quelle laterali. Le colonne sono grosse e rotonde, a strati di mattone e di pietra locale e sono sormontate da capitelli che formano la parte più caratteristica dello storico monumento. Essi sono a forma di cubo, alcuni a semplice smussatura, altri invece con bassorilievi riproducenti disegni geometrici arabeschi, figure grottesche di animali e di uomini, che si ricordano caratteri di arti diverse, dalla longobarda alla bizantina.
Unaltra particolarità è data dalla cripta la quale occupa lo spazio sottostante al presbiterio, terminando a semicerchio sotto labside demolita.
Dellantico castello dei Polentani restano invece pochissime tracce sulla vetta del vicino omonimo colle. Nel sagrato della Chiesa, i cui muri perimetrali esterni sono costellati dagli stemmi di località dantesche, sorge unerma a Giosuè Carducci, inaugurata nel 1932.
Monte Maggio
Monte Maggio dista poco più di un chilometro da Bertinoro e la sovrasta, raggiungendo la quota di 328 metri sul livello del mare. Sul finire dellanno mille, e cioè allinizio della contea, sulla sua cima sorgeva un castello, e lungo il declivio erano sparse molte case, contornate da giardini, oliveti e vigne, che gli valsero il profumato nome di Maggio (secondo alcuni però, Maggio deriva da Maior "maggiore" rispetto al vicino monte di Bertinoro). Dopo alterne vicende la bastia allinizio del XV secolo fu definitivamente abbattuta. Sulle vecchie fondamenta e là dove in epoca remota si vuole sorgesse un "Fanum Iovis", soltanto nel 1519 la Compagni della Misericordia ottenne dal Vescovo Raffaele Francescani la concessione di erigere una chiesa in memoria dellanacoreta Macario, chiesa che venne completata dai Frati Francescani nel 1539 – con particolare culto per San Stefano – quando si trasferirono dal loro convento che si trovava nellattuale piazzetta Garibaldi. Da allora Monte Maggio fu anche chiamato il monte dei Cappuccini. Nel ripiano rivolto a nord-est i frati, per fornirsi di acqua sorgiva, costruirono un pozzo profondissimo che ha una certa affinità con quello di San Patrizio in Orvieto: una scala a chiocciola, anziché avvolgere il pozzo si sviluppa su di un lato di esso fino a toccare il fondo. Ad intervalli si incontrano alcune piccole stanze che ricevono la luce da apposite finestrine aperte nella camicia del pozzo. Uniscrizione latina ricorda che fu costruito nellanno 1630, mentre la peste imperversava in tutta Italia, da nove frati che impegnarono otto mesi a finirlo. Dopo la requisizione napoleonica e labbandono dei frati nel 1867, la località diventa di proprietà del Comune, quindi destinata a struttura turistica.
Santa Maria Nuova
E questa la frazione più popolosa del Comune di Bertinoro. A Santa Maria Nuova è nato e sepolto Aldo Spallicci, professore in pediatria, letterato, uomo politico di governo, di cultura mazziniana, ma soprattutto interprete e cultore dello spirito e della tradizione romagnola, che ha saputo esprimere in "lingua romagnola" nel vernacolo cioè della sua terra.
E di Santa Maria Nuova Spallicci anche il venerabile Fra Nadiani.
A S.Maria N. Spallicci, in occasione della Festa della Madonna della neve che si venera nella chiesa parrocchiale (prima domenica di agosto) si svolge una singolare sagra in costume tardo mediovale detta dei cavalli durante la quale si ricorda anche la nobile famiglia Cavalli, che diede lustro alla contrada.
Santurario della Madonna del Lago
Nella parte pianeggiante del territorio di Bertinoro, vicino a Forlimpopoli e nei pressi della Via Emilia, sorge il Santurario della Madonna del Lago, patrona della Città e Diocesi – ora unita con Forlì – di Bertinoro.
Allinizio del VIII secolo, durante la lotta degli iconoclasti, leffige della Madonna, di bella fattura greca su tela aderente ad una tavola di legno, secondo la tradizione si sarebbe salvata dalle fiamme perché gettata nelle acque che lambivano il colle. Il lago, ora prosciugato, ha dato nome alla località ed è meta di pellegrinaggi mariani in visita allartistico santuario.
"la Panighina"
La parte pianeggiante di Bertinoro è caratterizzata lungo la strada Consolare e nei pressi della Via Emilia da "la Panighina", antico luogo di fonti termali cloro-salina, sulfuro-magnesiache, radioattive colloidali, saline-ipertoniche, di fama preistorica.
Fratta Terme
Bertinoro ha un tesoro nascosto ai piedi della Collina, nella località di Fratta. E un tesoro dacque che sgorgano da sette sorgenti oggi racchiuse nel grande Parco delle Terme. Un moderno complesso dove il benessere, la cura del corpo, la bellezza si ottengono, oltre che con le acque, con metodi e attività che rispettano la natura delluomo.
Intorno allo Stabilimento si è sviluppata Fratta Terme, località di soggiorno ben fornita di alberghi e strutture per la vacanza, tutte fedeli alla grande tradizione di Ospitalità delle terre bertinoresi.
Le acque di Fratta, che sgorgano da sorgenti naturali e da pozzi ordinari e trivellati, si trovano lungo il Rio Salso a 3 Km. dal colle di Bertinoro. Sono acque che vanno dalle salsoiodiche, alle magnesiche, alle salso iodiche arsenicali, ferruginose e sulfuree.
E certo che le acque della Fratta erano già usate in epoca romana, come dimostrano anche vari reperti ritrovati in questarea nel corso del tempo. Una rilevante scoperta venne eseguita nel 1927: si tratta di un pozzo rivestito di mattoni curvilinei nella parte superiore e di ciottoli fluviali in quella inferiore. Non si ha documentazione sicura sulluso della Fratta nel Medioevo. Le sue acque ritornano in auge agli inizi del secolo scorso nel periodo Napoleonico ad opera di Lucio Fusignani chimico-farmacista e del Dott. Carlo Rodi di Meldola che resero pubbliche le analisi nellAlmanacco del Rubicone del 1812.
Bertinoro è un tipico esempio di cittadella mediovale, la cui struttura monocentrica, con il suo centro urbano originariamente raccolto intorno alla Rocca, diventa bicentrica quando agli inizi del XIV secolo fu ultimata la costruzione del Palazzo Ordelaffi che diverrà sede del Comune. Ancora si conservano vestigia delle antiche mura e di numerosi torrioni e porte. Di queste ultime, sue si presentano ben conservate: Porta San Romano, che guarda a Forlì, ad arco acuto, detta anche dei Tre Santi (quelli già citati che si insediarono nelle adiacenze della stessa) e porta Malatesta eretta nel secolo XV chiamata "di San Francesco" dal vicino convento, divenuto poi mulino dellolio.
Esiste unaltra porta detta del Soccorso posta nella sommità del Paese nelle immediate vicinanze della Rocca. Essa svolgeva funzione sussidiaria e militare e trae nome dal fatto che da essa uscirono le milizie di Aldruda Frangipane, Contessa di Bertinoro, per portare aiuto ad Ancona assediata, nel 1172, dellArcivescovo Cristiano di Magonza. Allinterno delle mura un intreccio di vie e viuzze acciottolate, tutte da scoprire, offre percorsi pedonali alternativi e scorci di paesaggio e di forme di vita quotidiana legate ad antiche consuetudini: dalla sinuosa via delle Mura da cui si domina Bertinoro bassa, alla zona detta di "Piripec", ove confluiscono ripide e tortuose stradine, Via Asse (ora via Vendemini), via Sbroccamantile (ora Via Costa), Via SS.Trinità; più su inerpicandosi in mezzo al verde e al silenzio, si giunge alla Rocca.
Monumenti
Nella Piazza principale del paese Piazza della Libertà, fanno spicco diversi monumenti di importanza storico-artistica: il Palazzo Comunale, la Torre civica, la Colonna delle Anella, e la Cattedrale.
Il Palazzo Comunale
Il Palazzo che per oltre sei secoli è stato testimone delle vicende politiche ed amministrative di Bertinoro, fu edificato nel 1306 da Pino degli Ordelaffi, come sede del potere civile (alcuni particolari fanno ritenere che vi fosse in precedenza un altro palazzo). LEdificio che si elevava su un solo piano per un fronte di 40 metri poggiando su otto colonne di stile Bizantino e Romano, nel corso del quale subì numerose trasformazioni, sino ad arrivare al 1934, quando prese lattuale aspetto. Uno scalone immette direttamente nella sala centrale, chiamata "del popolo", ove si raccoglieva la cittadinanza per esprimere la sua volontà in occasione di grandi avvenimenti. La seconda era detta "sala nobile" ed era riservata a cerimonie, doveri di rappresentanza e compiti istituzionali. Al suo interno sono conservate sei tele, opere del pittore A.Zambianchi di Forlì, che riproducono precedenti affreschi esaltanti fatti di storia bertinorese; per questo viene comunemente chiamata sala "dei quadri" e "della fama". Da questa si accede ad unaltra sala che costituiva lUfficio del Governatore ed oggi comunemente chiamata "del fuoco", per il vasto focolare. Dalla Sala dei Quadri, attraversando la saletta, già della Giunta, (balcone della torre civica) si accede allattuale Sala del Consiglio Comunale, che conserva le immagini degli Ecclesiasti illustri di Bertinoro.
La Piazza
Dalla Terrazza di Piazza della Libertà – balcone di Romagna – si spazia lorizzonte dalle tre "guglie" della Repubblica di San Marino sino alle due Torri di Bologna; si scruta il mare Adriatico a volte fino alla costa dalmata; si individuano i segni delle centurazioni romane, oggi splendidi vigneti. Sotto la terrazza vi è la "Cà dè Be" (Casa del Vino) enoteca sede del Tribunato di Romagna, con la Campana di Romagna o dellAlbana, opera di particolare pregio del Maestro Bardeggia e della fonderia De Poli. Dalla terrazza della piazza si può ammirare il borgo di Bertinoro detto "il corso", con gli antichi tetti ed il ricostruito monastero della badia di S.Maria dUrano, casa madre (1898) delle Clarisse Francescane Missionarie del Santissimo Sacramento. Il Monastero che fu prima dei Benedettini e Camaldolesi, venne duramente colpito durante lultima guerra. Vi si venera la salma della fondatrice Serafina Farolfi, in odore di santità.
Colonna delle Anella
Bertinoro è la Città dellOspitalità. Un rito dedicato agli ospiti che risale a settecento anni fa sopravvive fino ai nostri giorni e, oggi come ieri, si svolge intorno alla "Colonna delle Anella", simbolo stesso della Comunità Cittadina.
Nella piazza maggiore, di fronte al Palazzo Comunale si erge una colonna in sasso di San Marino che porta affisse dodici anella, da qui parte il nome di Colonna delle Anella. La Colonna risale al XIII secolo e fu eretta per mettere fine alle dispute che sorgevano fra le famiglie nobili del tempo, ogni qualvolta un forestiero – fosse esso nobile cavaliere od umile viandante – era conteso dalle famiglie perché ognuna lo voleva ospite. Giudo del Duca ed Arrigo Mainardi idearono allora una colonna con tanti anelli, quante erano le famiglie del posto; il forestiero che arrivava in paese e legava il suo cavallo ad una anella o vi appendeva il proprio cappello o bastone, se appiedato, diveniva così ospite della famiglia cui apparteneva lanella. Quindi si lasciava alla sorte decidere presso quale famiglia il forestiero fosse ospite. La Colonna venne rimossa dalla piazza nel 1570 per consentire la realizzazione di un progetto che doveva portare acqua dal vicino Monte Maggio al centro del paese (opera mai completamente eseguita). Nel 1922 durante alcuni lavori nello scalone comunale venne rinvenuta una nicchia con i resti della colonna rimossa. Quindi ritrovate le antiche fondamenta, per volontà della cittadinanza e con il concorso di tutta la Romagna, lantico monumento risorse il 5 settembre 1926. Da allora ogni anno, la prima domenica di settembre, si tiene la Festa dellOspitalità.
I dintorni
La Pieve di San Donato in Polenta
Dal giorno in cui Giosuè Carducci la fece oggetto del suo canto "La Chiesa di Polenta" lumile chiesa romanica del villaggio di Polenta assurse a fama nazionale. Linterrogativo posto dal Poeta "forse qui Dante inginocchiossi?" per alcuni divenne quasi certezza ed il piccolo paese fu battezzato fu battezzato con il nome di "polenta di Dante", rafforzò la tradizione popolare e asserì implicitamente, che il divino poeta qui era stato, ospite dei polentani, signori di Ravenna. A Polenta ogni anno nel nome e nel ricordo di Dante e di Carducci affluiscono cultori e turisti e sul finir dellestate si svolge un "Raduno carducciano" con lintervento di nomi prestigiosi nel letterario e storico. Nella chiesa di Polenta si tiene anche un ciclo di letture dantesche.
La chiesa di San Donato è ricordata per la prima volta, tra i documenti attualmente noti, in una pergamena del 24 luglio 911. Nellanno 1705 una epigrafe posta sopra lingresso ricorda radicali lavori di restauro. Successivamente nel 1898 furono iniziati i lavori di ricostruzione della torre campanaria che ebbero termine lanno successivo. Oggi la Pieve di presenta a forma basilicare con travature scoperte e con la navata centrale non sopraelevata, ma con il tetto in continuazione con quelle laterali. Le colonne sono grosse e rotonde, a strati di mattone e di pietra locale e sono sormontate da capitelli che formano la parte più caratteristica dello storico monumento. Essi sono a forma di cubo, alcuni a semplice smussatura, altri invece con bassorilievi riproducenti disegni geometrici arabeschi, figure grottesche di animali e di uomini, che si ricordano caratteri di arti diverse, dalla longobarda alla bizantina.
Unaltra particolarità è data dalla cripta la quale occupa lo spazio sottostante al presbiterio, terminando a semicerchio sotto labside demolita.
Dellantico castello dei Polentani restano invece pochissime tracce sulla vetta del vicino omonimo colle. Nel sagrato della Chiesa, i cui muri perimetrali esterni sono costellati dagli stemmi di località dantesche, sorge unerma a Giosuè Carducci, inaugurata nel 1932.
Monte Maggio
Monte Maggio dista poco più di un chilometro da Bertinoro e la sovrasta, raggiungendo la quota di 328 metri sul livello del mare. Sul finire dellanno mille, e cioè allinizio della contea, sulla sua cima sorgeva un castello, e lungo il declivio erano sparse molte case, contornate da giardini, oliveti e vigne, che gli valsero il profumato nome di Maggio (secondo alcuni però, Maggio deriva da Maior "maggiore" rispetto al vicino monte di Bertinoro). Dopo alterne vicende la bastia allinizio del XV secolo fu definitivamente abbattuta. Sulle vecchie fondamenta e là dove in epoca remota si vuole sorgesse un "Fanum Iovis", soltanto nel 1519 la Compagni della Misericordia ottenne dal Vescovo Raffaele Francescani la concessione di erigere una chiesa in memoria dellanacoreta Macario, chiesa che venne completata dai Frati Francescani nel 1539 – con particolare culto per San Stefano – quando si trasferirono dal loro convento che si trovava nellattuale piazzetta Garibaldi. Da allora Monte Maggio fu anche chiamato il monte dei Cappuccini. Nel ripiano rivolto a nord-est i frati, per fornirsi di acqua sorgiva, costruirono un pozzo profondissimo che ha una certa affinità con quello di San Patrizio in Orvieto: una scala a chiocciola, anziché avvolgere il pozzo si sviluppa su di un lato di esso fino a toccare il fondo. Ad intervalli si incontrano alcune piccole stanze che ricevono la luce da apposite finestrine aperte nella camicia del pozzo. Uniscrizione latina ricorda che fu costruito nellanno 1630, mentre la peste imperversava in tutta Italia, da nove frati che impegnarono otto mesi a finirlo. Dopo la requisizione napoleonica e labbandono dei frati nel 1867, la località diventa di proprietà del Comune, quindi destinata a struttura turistica.
Santa Maria Nuova
E questa la frazione più popolosa del Comune di Bertinoro. A Santa Maria Nuova è nato e sepolto Aldo Spallicci, professore in pediatria, letterato, uomo politico di governo, di cultura mazziniana, ma soprattutto interprete e cultore dello spirito e della tradizione romagnola, che ha saputo esprimere in "lingua romagnola" nel vernacolo cioè della sua terra.
E di Santa Maria Nuova Spallicci anche il venerabile Fra Nadiani.
A S.Maria N. Spallicci, in occasione della Festa della Madonna della neve che si venera nella chiesa parrocchiale (prima domenica di agosto) si svolge una singolare sagra in costume tardo mediovale detta dei cavalli durante la quale si ricorda anche la nobile famiglia Cavalli, che diede lustro alla contrada.
Santurario della Madonna del Lago
Nella parte pianeggiante del territorio di Bertinoro, vicino a Forlimpopoli e nei pressi della Via Emilia, sorge il Santurario della Madonna del Lago, patrona della Città e Diocesi – ora unita con Forlì – di Bertinoro.
Allinizio del VIII secolo, durante la lotta degli iconoclasti, leffige della Madonna, di bella fattura greca su tela aderente ad una tavola di legno, secondo la tradizione si sarebbe salvata dalle fiamme perché gettata nelle acque che lambivano il colle. Il lago, ora prosciugato, ha dato nome alla località ed è meta di pellegrinaggi mariani in visita allartistico santuario.
"la Panighina"
La parte pianeggiante di Bertinoro è caratterizzata lungo la strada Consolare e nei pressi della Via Emilia da "la Panighina", antico luogo di fonti termali cloro-salina, sulfuro-magnesiache, radioattive colloidali, saline-ipertoniche, di fama preistorica.
Fratta Terme
Bertinoro ha un tesoro nascosto ai piedi della Collina, nella località di Fratta. E un tesoro dacque che sgorgano da sette sorgenti oggi racchiuse nel grande Parco delle Terme. Un moderno complesso dove il benessere, la cura del corpo, la bellezza si ottengono, oltre che con le acque, con metodi e attività che rispettano la natura delluomo.
Intorno allo Stabilimento si è sviluppata Fratta Terme, località di soggiorno ben fornita di alberghi e strutture per la vacanza, tutte fedeli alla grande tradizione di Ospitalità delle terre bertinoresi.
Le acque di Fratta, che sgorgano da sorgenti naturali e da pozzi ordinari e trivellati, si trovano lungo il Rio Salso a 3 Km. dal colle di Bertinoro. Sono acque che vanno dalle salsoiodiche, alle magnesiche, alle salso iodiche arsenicali, ferruginose e sulfuree.
E certo che le acque della Fratta erano già usate in epoca romana, come dimostrano anche vari reperti ritrovati in questarea nel corso del tempo. Una rilevante scoperta venne eseguita nel 1927: si tratta di un pozzo rivestito di mattoni curvilinei nella parte superiore e di ciottoli fluviali in quella inferiore. Non si ha documentazione sicura sulluso della Fratta nel Medioevo. Le sue acque ritornano in auge agli inizi del secolo scorso nel periodo Napoleonico ad opera di Lucio Fusignani chimico-farmacista e del Dott. Carlo Rodi di Meldola che resero pubbliche le analisi nellAlmanacco del Rubicone del 1812.
