Descrizione del Territorio
PORTICO DI ROMAGNA, BOCCONI, SAN BENEDETTO

Chiesa della Compagnia

Il Ponte della Brusia

Abbazia di S. Benedetto

Abbazia di S. Benedetto
la Cripta
(Abitanti: 450 - Altitudine: 301 mt. slm)
Tre paesi, Portico di Romagna, San Benedetto in Alpe e Bocconi, sono inglobati in questo storico territorio appenninico, ultimo avamposto romagnolo prima che il Passo del Muraglione (907 m s.l.m.) alzi le sue guglie verdi per discendere poi verso Firenze (a 74 chilometri). Portico, ubicato sulla Statale 67 nella confluenza del fosso dell'Olmo nel Montone, ha di certo origine romana. Il nome sembra derivare da porticum, ossia luogo di mercato. Le notizie certe del paese, tuttavia, risalgono al XII sec. e sono relative ad una rocca appartenuta ai conti Guidi e ubicata sulla roccia sovrastante il borgo, detto ancora oggi Girone.
Dalla metà del XIV sec. Portico subì le alterne vicende delle lotte tra i Visconti di Milano e la Repubblica Fiorentina per il dominio dell'Italia centro-settentrionale. Passato definitivamente a Firenze nel 1386, divenne la capitale della Romagna Toscana, ma la massima carica verrà poi spostata a Castrocaro prima (1499) e a Terra del Sole poi (1579). Negli Statuti della città (1384) si legge che il Podestà doveva radunare, il 24 giugno di ogni anno, il popolo sotto l'olmo della piazza per la lettura degli statuti. E l'olmo è l'emblema del Comune.
Solo nel 1923 Portico sarà assegnata alla provincia di Forlì.
Il borgo
La struttura architettonica medievale di Portico, costruito su tre piani distinti ma collegati tra loro, ne fa una delle località più interessanti della Romagna toscana. La parte alta, formata dal Castello, dalla Pieve, dal nucleo centrale più antico del paese, rimane espressione chiara del potere politico, militare e religioso. Nella parte intermedia sfilano i palazzi nobiliari, qui costruiti a partire dal XIII secolo a testimonianza del crescente peso sociale che esercitarono a Portico i notabili medievali delle potenti famiglie romagnole e toscane che qui si rifugiarono durante le lotte politiche o per villeggiare. Nel girone più in basso, in un susseguirsi pittoresco di casette a torre, lunghe e strette, ristrutturate senza nulla togliere alla magia del posto, sono collocate quelle che furono le abitazioni degli artigiani, dei servi e dei popolani.
La Torre medievale
Ubicata nel punto più alto del paese, è tutto ciò che resta del poderoso castello fortificato dei conti Guidi, prima del ramo di Modigliana e poi di Dovadola (dal 1229), che qui tennero a lungo il loro potere. Ben munito e fortificato il Castello di Portico fu teatro di aspre contese tra i Guidi, la Repubblica di Firenze, la Santa Sede e, infine, i Visconti di Milano.
Pieve di S.Maria in Girone
(Piazza S.Maria in Girone - Visitabile su prenotazione presso la Suore Francescane, tel. 0543-967231)
E' ubicata sulla sommità del paese, nel cosiddetto Girone (sperone roccioso), su cui anticamente trovava posto il Castello fortificato dei Conti Guidi per il quale fungeva da cappella. Di impianto anteriore al Mille è stata interamente ricostruita nel 1776. Al suo interno, a una navata in stile settecentesco toscano, sono custoditi alcuni interessanti dipinti.
All'interno: Madonna col Bambino, con S.Francesco e S.Lucia, olio su tela della scuola di Jacopo Chiamenti detto l'Empoli (1551-1640).
Madonna Assunta con i Santi Ruffillo e Caterina, olio su tela, scuola romagnola del XVIII secolo.
Ultima cena, olio su tela, di scuola romagnola del XVIII.
Madonna col Bambino con S.Giacomo e S.Vincenzo, olio su tela, scuola romagnola del XVIII.
L'annuncio dell'Angelo a S.Giuseppe, olio su tela, di scuola romagnola del XVIII secolo.
Palazzo Mazzoni
(Via Roma)
Costruito tra Sei e Settecento, con il suo solido portale bugnato, è ubicato accanto al Santuario della Beata Vergine del Sangue detto anche Chiesa della Compagnia.
Palazzo Portinari
(Via Roma)
Secondo la tradizione sarebbe appartenuto, come vuole il suo nome, a Folco Portinari, padre della Beatrice di Dante. Da qui la leggenda che Beatrice abbia soggiornato a Portico in villeggiatura e vi abbia incontrato il poeta. Sul retro, il palazzo presenta una bella torretta a base rotonda.
La Torre dell'orologio
(Piazza S.Maria in Girone - Visitabile - tel 0543-967047)
Scendendo la stretta scala collocata sotto di essa, innestata (XV secolo) a sua volta su una delle torri difensive del castello, si scende al livello inferiore, proprio davanti a Palazzo Mazzoni.
La scala è molto ripida e, a tratti, buia, su di essa si affacciano ingressi di abitazioni private.
Palazzo Traversari
(Via Roma)
Appartenuto ai nobili Traversari di Ravenna, transfughi a Portico in seguito ai rovesci di lotte politiche, porta sul fronte una lapide che ricorda Ambrogio Traversari (vedi pag. 14), Priore generale dell'ordine dei camaldolesi e grande umanista del Quattrocento fiorentino.
Chiesa della Compagnia
(Via Roma - Visitabile - tel 0543-967231)
All'interno della chiesa (XIV secolo), situata lungo la via principale del paese accanto ai palazzi nobiliari ubicati sotto l'antica rocca, ci sono importanti dipinti come una tela di scuola fiamminga del XVI secolo e due paliotti in scagliola di scuola romagnola del 1717.
All'interno: Madonna del Sangue, si tratta di un delizioso dipinto su legno, collocato sull'altare maggiore della Chiesa della Compagnia, attribuito al pittore Lorenzo di Credi (1465-1537).
Via Borgo al Ponte
La strada, che parte dal fondo del paese e arriva fino al Ponte della Maestà, è uno dei tre passaggi che collegano il piano intermedio dell'antico paese con il borgo popolare. Lungi e stretti, ripidi e a tratti oscuri, i tre passaggi costituiscono la caratteristica più peculiare di Portico.
Il Ponte della Maestà
All'estremità di via Borgo del Ponte, scavalca con la su unica ed elegante arcata le acque saltellanti o tumultuose del fiume Montone. Ripidissimo ed ancora dotato della sua bella pavimentazione originaria (non si conosce la data di costruzione, riconducibile, forse tra il 1688 e il 1778, mentre altri documenti riportano la data del 1328) offre un'immagine suggestiva delle case del borgo e delle antiche mura lambite dal fiume. Alla sua estremità è collocato un piccolo oratorio detto della Visitazione o Maestà.
Torrette da vigna
Ai quattro punti cardinali del paese esistono 4 torrette collocabili tra XV e XVI secolo che avevano la funzione di sorvegliare il castello.
Nel '700, tuttavia, caduta la funzione militare, si trasformarono in torrette da vigna, ossia ripostigli per gli attrezzi da lavoro, per le sementi ed anche piccionaie.
I dintorni
Il vulcano di Monte Busca
(A circa 7 chilometri da Portico sulla strada per Tredozio, a 70 metri dalla casa colonica Ca' Forte)
Portico si fregia di possedere nella sua zona, esattamente sul monte Busca, quello che è comunemente definito il più piccolo vulcano d'Italia. Di fatto, quel fuoco che brucia senza sosta altro non è se non una emanazione di idrocarburi gassosi, già citati nel XVI secolo e di cui, in un recente passato si è tentato anche l'utilizzo.
BOCCONI
A circa 4 km da Portico, sulla Statale, in direzione di Firenze, si incontra la frazione di Bocconi.
Il paese sorse nel medioevo, vicino ad una torre (ancora visibile al centro dell'abitato), detta "Vigiacli", ossia torre delle guardie.
Dalle sue feritoie, infatti, le sentinelle controllavano il castello che sorgeva sul cucuzzolo sovrastante l'abbandonato villaggio di Bastìa, sulla riva destra del fiume.
Il castello appartenne prima ai monaci di San Benedetto in Alpe e poi ai conti Guidi.
Il paese più in basso, nato dopo la distruzione del castello avvenuta nel corso delle lotte tra Firenze e i Visconti, si sviluppò dopo il 1836, ossia in seguito alla costruzione della carrozzabile tra Rocca San Casciano e il Passo del Muraglione che conduce a Firenze.
La torre "Vigiacli"
Ubicata al centro dell'abitato medievale di Bocconi è stata costruita tra il XV e il XVI secolo.
La Chiesa di San Lorenzo
(Via Nazionale - Visitabile - tel 0543-965366)
Fu costruita nel 1883, come nuova parrocchia, unificando gli antichi popoli medievali di S. Lorenzo in Bastìa e di S.Maria in Carpine.
All'interno: Il Battesimo di Gesù, olio su tela di autore anonimo della scuola romagnola del XVII secolo, custodito sulla parete di sinistra della Chiesa di S.Lorenzo.
Il ponte della Brusìa
(Imboccando via Borgo, sotto l'abitato)
Luogo straordinario da cui si domina una bellissima cascata con un ampio gorgo, profondo 7-8 metri, e un vecchio mulino.
A tre arcate, con il suo profilo a schiena d'asino, collocato al centro di un paesaggio naturale dalle molteplici suggestioni, risale al XVIII secolo. Sotto le sue arcate non è infrequente vedere le esibizioni dei canoisti che affrontano in grande numero questo tratto del fiume Montone.
Il borgo medievale della Bastìa
(A 1 chilometro dall'abitato di Bocconi. Superato il ponte della Brusìa a sinistra)
Ci si arriva percorrendo un'antica mulattiera in salita ancora in parte selciata. Il vecchio borgo intorno al castello, che sorgeva dove ora è posta una croce in ferro, occupa il caratteristico poggio che sovrasta Bocconi.
I castagneti di Valpiana
(A 4 chilometri dall'abitato di Bocconi)
Coprono circa 50 ettari, frazionati in varie proprietà, e rappresentano un ecosistema pressoché unico e ancora intatto. La zona si raggiunge attraversando il ponte della Brusìa, dopo circa un'ora di cammino. Nell'area ci sono casetti di riparo ed essiccatoi per le castagne.
SAN BENEDETTO IN ALPE
Un cuore sacro e antichissimo in una cornice di boschi, acque, picchi solitari e prati verdissimi collocati fino a 580 metri sul livello del mare. Ecco San Benedetto in Alpe, nato intorno all'antica Abbazia dei monaci Benedettini di Cluny e ad ameni e solitari luoghi scelti dagli eremiti per i loro ritiri di cui restano ancora eloquenti toponimi: Casa Eremo, Passo dell'Eremo, Casa Eremetto, Grotta del Romito, Pian dei Romiti.
Il paese sorge alla confluenza fra i fossi Acquacheta, Troncalosso e Rio Destro, da cui ha origine il fiume Montone. In passato era infatti conosciuto come S. Benedetto in Biforco, a testimoniare la sua collocazione all'incrocio fra i fiumi. Più tardi assunse anche il toponimo di Mulino, perchè vi si trovavano i mulini del Monastero. L'abitato è ancor oggi costituito dai due nuclei Molino e Poggio.
L'Abbazia, che la tradizione popolare vuole fondato dallo stesso S.Benedetto, viene ricordata già nel 1022, in un Privilegio dell'imperatore Enrico II. Verso la metà del XVI secolo, tuttavia, inizia la decadenza dell'Abbazia e del monastero e nel 1499 papa Alessandro VI abolisce l'ordine Benedettino al quale viene sostituito l'ordine di Vallombrosa, che tiene l'Abbazia fino al 1529.
All'epoca delle lotte tra i Visconti di Milano e la Repubblica di Firenze per il dominio dell'Italia settentrionale, S.Benedetto si sottomise ai fiorentini (1440).
Durante il medioevo i conti Guidi di Modigliana ebbero qui un castello.
San Benedetto divenne Comune libero nel 1500.
Via Dante Alighieri
Collocata nel centro medievale di S.Benedetto collega il Poggio su cui è ubicata l'abbazia con i suoi mulini.
E' dedicata non a caso al "ghibellin fuggiasco" che qui, sostò (nel monastero e probabilmente anche nell'eremo, allora forse in località Pian dei Romiti, di cui rimane il nome) in attesa di rientrare a Firenze, come egli stesso ricorda nel XVI canto dell'Inferno, sicuramente tra il 1302 e il 1303.
Abbazia di S.Benedetto
(Via Poggio - Visitabile - Tel 0543-965366)
Sorge più in alto rispetto al paese, in cima al poggio che domina la confluenza dei tre fiumi ed è un complesso che ancora porta i segni dell'antica abbazia medievale, già esistente nell'853, data presumibile della consacrazione della prima chiesa da parte di papa Leone IV (come indica una lapide ivi esistente).
Di un qualche interesse l'arco d'ingresso risalente al IX secolo, la torre di difesa, il chiostro con pozzo originario. E' probabile che le origini del monastero siano da ricercarsi nell'aggregazioni dei numerosi eremiti abitanti in queste vallate. C'è chi ritiene che l'eremo fosse stato fondato da S.Romualdo, ma sembra più certo che il Santo venne qui allo scopo di disciplinare la vita della comunità già esistente. S.Romualdo si recò a S.Benedetto due volte, nel 1004 e nel 1021, ma non riuscendo ad imporre la sua rigida disciplina eremitica chiese l'intervento dell'imperatore Enrico II e del citato Privilegio (1022) in cui si stabilì che l'eremo dipendesse direttamente dall'autorità del sovrano e restasse sotto la disciplina dell'abate Romualdo e dei suoi successori e che sempre vi fosse osservata la Regola di S.Benedetto. Diventato a tutti gli effetti un monastero divenne una delle più ricche e potenti abbazie dell'Appennino tosco-romagnolo. Il monastero raggiunse l'apice della sua influenza durante il XIII secolo per poi iniziare un inarrestabile declino. Ridotta a semplice parrocchia l'Abbazia fu trascurata, finchè nel 1723 fu demolita l'antica chiesa a tre navate e croce latina, per costruire quella attuale, più piccola, ad una sola navata, sacrificando anche una parte del chiostro del monastero.
La cripta
E' il braccio destro dell'antica cripta, la parte della chiesa antica, in essa si trovano le presunte reliquie dei martiri cristiani Primo e Feliciano, portate qui nell'849 da Papa Leone IV.
Pian dei Romiti
(Sullo sperone roccioso sopra la cascata dell'Acquacheta, a 720 m s.l.m.)
E' una prateria punteggiata da alberi e arbusti con il torrente Acquacheta che scorre placido in lenti meandri. Qui i ruderi dei Romiti sfidano il tempo. Si tratta di un agglomerato di case rurali abbandonate ormai da 30 anni e risalenti al XVII secolo; non ci sono prove, a parte la toponomastica, che qui esistesse davvero l'eremo legato al monastero di S.Benedetto.
Cascate dell'Acquacheta
(Ad un'ora e mezzo di cammino da S. Benedetto. Sentiero al livello del fiume dal piazzale che precede il ponte sul torrente Acquacheta; segnavia 407)
Citate con questo nome da Dante nel XVI canto dell'Inferno sono da tempo un'escursione tra le più classiche dell'Appennino tosco-romagnolo e sono inserite nei parchi culturali italiani. Oltrechè Dante, le vide probabilmente anche S.Romualdo.
Per giungere al grande salto dell'Acquacheta (70 metri di altezza dopo una corsa di 4,5 chilometri dal monte Làvane, da cui nasce, a 1241 metri sul livello del mare) basta seguire la mulattiera che da S.Benedetto risale costantemente la sinistra idrografica della valle e il cui percorso mostra, in alcuni tratti, l'originaria selciatura. Tra ontani e faggi si costeggia il rumoreggiante Acquacheta, poi ci si alza un poco, tra boscaglie di carpino e roverella interrotte da radure, le acque vi scorrono in mezzo sempre movimentate da pozze e cascatelle. Si oltrepassa la piccola Ca' de Rosp e il Vecchio Mulino. Da qui il paesaggio si fa più suggestivo: il torrente si infatti tra le rocce e una prima cascata preannuncia il grande salto. Ed ecco che più avanti il torrente Acquacheta precipita da una balza stratificata a gradoni. Nella stagione piovosa si presenta come un muro d'acqua mugghiante, nella stagione secca invece si divide in tre fiotti.
Il Centro Visite del Parco
(Viale Acquacheta - Visitabile - tel 0543-965286)
Fornisce informazioni per una prima conoscenza del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Ospita una sala polivalente, un plastico e una mostra fotografica.
Tre paesi, Portico di Romagna, San Benedetto in Alpe e Bocconi, sono inglobati in questo storico territorio appenninico, ultimo avamposto romagnolo prima che il Passo del Muraglione (907 m s.l.m.) alzi le sue guglie verdi per discendere poi verso Firenze (a 74 chilometri). Portico, ubicato sulla Statale 67 nella confluenza del fosso dell'Olmo nel Montone, ha di certo origine romana. Il nome sembra derivare da porticum, ossia luogo di mercato. Le notizie certe del paese, tuttavia, risalgono al XII sec. e sono relative ad una rocca appartenuta ai conti Guidi e ubicata sulla roccia sovrastante il borgo, detto ancora oggi Girone.
Dalla metà del XIV sec. Portico subì le alterne vicende delle lotte tra i Visconti di Milano e la Repubblica Fiorentina per il dominio dell'Italia centro-settentrionale. Passato definitivamente a Firenze nel 1386, divenne la capitale della Romagna Toscana, ma la massima carica verrà poi spostata a Castrocaro prima (1499) e a Terra del Sole poi (1579). Negli Statuti della città (1384) si legge che il Podestà doveva radunare, il 24 giugno di ogni anno, il popolo sotto l'olmo della piazza per la lettura degli statuti. E l'olmo è l'emblema del Comune.
Solo nel 1923 Portico sarà assegnata alla provincia di Forlì.
Il borgo
La struttura architettonica medievale di Portico, costruito su tre piani distinti ma collegati tra loro, ne fa una delle località più interessanti della Romagna toscana. La parte alta, formata dal Castello, dalla Pieve, dal nucleo centrale più antico del paese, rimane espressione chiara del potere politico, militare e religioso. Nella parte intermedia sfilano i palazzi nobiliari, qui costruiti a partire dal XIII secolo a testimonianza del crescente peso sociale che esercitarono a Portico i notabili medievali delle potenti famiglie romagnole e toscane che qui si rifugiarono durante le lotte politiche o per villeggiare. Nel girone più in basso, in un susseguirsi pittoresco di casette a torre, lunghe e strette, ristrutturate senza nulla togliere alla magia del posto, sono collocate quelle che furono le abitazioni degli artigiani, dei servi e dei popolani.
La Torre medievale
Ubicata nel punto più alto del paese, è tutto ciò che resta del poderoso castello fortificato dei conti Guidi, prima del ramo di Modigliana e poi di Dovadola (dal 1229), che qui tennero a lungo il loro potere. Ben munito e fortificato il Castello di Portico fu teatro di aspre contese tra i Guidi, la Repubblica di Firenze, la Santa Sede e, infine, i Visconti di Milano.
Pieve di S.Maria in Girone
(Piazza S.Maria in Girone - Visitabile su prenotazione presso la Suore Francescane, tel. 0543-967231)
E' ubicata sulla sommità del paese, nel cosiddetto Girone (sperone roccioso), su cui anticamente trovava posto il Castello fortificato dei Conti Guidi per il quale fungeva da cappella. Di impianto anteriore al Mille è stata interamente ricostruita nel 1776. Al suo interno, a una navata in stile settecentesco toscano, sono custoditi alcuni interessanti dipinti.
All'interno: Madonna col Bambino, con S.Francesco e S.Lucia, olio su tela della scuola di Jacopo Chiamenti detto l'Empoli (1551-1640).
Madonna Assunta con i Santi Ruffillo e Caterina, olio su tela, scuola romagnola del XVIII secolo.
Ultima cena, olio su tela, di scuola romagnola del XVIII.
Madonna col Bambino con S.Giacomo e S.Vincenzo, olio su tela, scuola romagnola del XVIII.
L'annuncio dell'Angelo a S.Giuseppe, olio su tela, di scuola romagnola del XVIII secolo.
Palazzo Mazzoni
(Via Roma)
Costruito tra Sei e Settecento, con il suo solido portale bugnato, è ubicato accanto al Santuario della Beata Vergine del Sangue detto anche Chiesa della Compagnia.
Palazzo Portinari
(Via Roma)
Secondo la tradizione sarebbe appartenuto, come vuole il suo nome, a Folco Portinari, padre della Beatrice di Dante. Da qui la leggenda che Beatrice abbia soggiornato a Portico in villeggiatura e vi abbia incontrato il poeta. Sul retro, il palazzo presenta una bella torretta a base rotonda.
La Torre dell'orologio
(Piazza S.Maria in Girone - Visitabile - tel 0543-967047)
Scendendo la stretta scala collocata sotto di essa, innestata (XV secolo) a sua volta su una delle torri difensive del castello, si scende al livello inferiore, proprio davanti a Palazzo Mazzoni.
La scala è molto ripida e, a tratti, buia, su di essa si affacciano ingressi di abitazioni private.
Palazzo Traversari
(Via Roma)
Appartenuto ai nobili Traversari di Ravenna, transfughi a Portico in seguito ai rovesci di lotte politiche, porta sul fronte una lapide che ricorda Ambrogio Traversari (vedi pag. 14), Priore generale dell'ordine dei camaldolesi e grande umanista del Quattrocento fiorentino.
Chiesa della Compagnia
(Via Roma - Visitabile - tel 0543-967231)
All'interno della chiesa (XIV secolo), situata lungo la via principale del paese accanto ai palazzi nobiliari ubicati sotto l'antica rocca, ci sono importanti dipinti come una tela di scuola fiamminga del XVI secolo e due paliotti in scagliola di scuola romagnola del 1717.
All'interno: Madonna del Sangue, si tratta di un delizioso dipinto su legno, collocato sull'altare maggiore della Chiesa della Compagnia, attribuito al pittore Lorenzo di Credi (1465-1537).
Via Borgo al Ponte
La strada, che parte dal fondo del paese e arriva fino al Ponte della Maestà, è uno dei tre passaggi che collegano il piano intermedio dell'antico paese con il borgo popolare. Lungi e stretti, ripidi e a tratti oscuri, i tre passaggi costituiscono la caratteristica più peculiare di Portico.
Il Ponte della Maestà
All'estremità di via Borgo del Ponte, scavalca con la su unica ed elegante arcata le acque saltellanti o tumultuose del fiume Montone. Ripidissimo ed ancora dotato della sua bella pavimentazione originaria (non si conosce la data di costruzione, riconducibile, forse tra il 1688 e il 1778, mentre altri documenti riportano la data del 1328) offre un'immagine suggestiva delle case del borgo e delle antiche mura lambite dal fiume. Alla sua estremità è collocato un piccolo oratorio detto della Visitazione o Maestà.
Torrette da vigna
Ai quattro punti cardinali del paese esistono 4 torrette collocabili tra XV e XVI secolo che avevano la funzione di sorvegliare il castello.
Nel '700, tuttavia, caduta la funzione militare, si trasformarono in torrette da vigna, ossia ripostigli per gli attrezzi da lavoro, per le sementi ed anche piccionaie.
I dintorni
Il vulcano di Monte Busca
(A circa 7 chilometri da Portico sulla strada per Tredozio, a 70 metri dalla casa colonica Ca' Forte)
Portico si fregia di possedere nella sua zona, esattamente sul monte Busca, quello che è comunemente definito il più piccolo vulcano d'Italia. Di fatto, quel fuoco che brucia senza sosta altro non è se non una emanazione di idrocarburi gassosi, già citati nel XVI secolo e di cui, in un recente passato si è tentato anche l'utilizzo.
BOCCONI
A circa 4 km da Portico, sulla Statale, in direzione di Firenze, si incontra la frazione di Bocconi.
Il paese sorse nel medioevo, vicino ad una torre (ancora visibile al centro dell'abitato), detta "Vigiacli", ossia torre delle guardie.
Dalle sue feritoie, infatti, le sentinelle controllavano il castello che sorgeva sul cucuzzolo sovrastante l'abbandonato villaggio di Bastìa, sulla riva destra del fiume.
Il castello appartenne prima ai monaci di San Benedetto in Alpe e poi ai conti Guidi.
Il paese più in basso, nato dopo la distruzione del castello avvenuta nel corso delle lotte tra Firenze e i Visconti, si sviluppò dopo il 1836, ossia in seguito alla costruzione della carrozzabile tra Rocca San Casciano e il Passo del Muraglione che conduce a Firenze.
La torre "Vigiacli"
Ubicata al centro dell'abitato medievale di Bocconi è stata costruita tra il XV e il XVI secolo.
La Chiesa di San Lorenzo
(Via Nazionale - Visitabile - tel 0543-965366)
Fu costruita nel 1883, come nuova parrocchia, unificando gli antichi popoli medievali di S. Lorenzo in Bastìa e di S.Maria in Carpine.
All'interno: Il Battesimo di Gesù, olio su tela di autore anonimo della scuola romagnola del XVII secolo, custodito sulla parete di sinistra della Chiesa di S.Lorenzo.
Il ponte della Brusìa
(Imboccando via Borgo, sotto l'abitato)
Luogo straordinario da cui si domina una bellissima cascata con un ampio gorgo, profondo 7-8 metri, e un vecchio mulino.
A tre arcate, con il suo profilo a schiena d'asino, collocato al centro di un paesaggio naturale dalle molteplici suggestioni, risale al XVIII secolo. Sotto le sue arcate non è infrequente vedere le esibizioni dei canoisti che affrontano in grande numero questo tratto del fiume Montone.
Il borgo medievale della Bastìa
(A 1 chilometro dall'abitato di Bocconi. Superato il ponte della Brusìa a sinistra)
Ci si arriva percorrendo un'antica mulattiera in salita ancora in parte selciata. Il vecchio borgo intorno al castello, che sorgeva dove ora è posta una croce in ferro, occupa il caratteristico poggio che sovrasta Bocconi.
I castagneti di Valpiana
(A 4 chilometri dall'abitato di Bocconi)
Coprono circa 50 ettari, frazionati in varie proprietà, e rappresentano un ecosistema pressoché unico e ancora intatto. La zona si raggiunge attraversando il ponte della Brusìa, dopo circa un'ora di cammino. Nell'area ci sono casetti di riparo ed essiccatoi per le castagne.
SAN BENEDETTO IN ALPE
Un cuore sacro e antichissimo in una cornice di boschi, acque, picchi solitari e prati verdissimi collocati fino a 580 metri sul livello del mare. Ecco San Benedetto in Alpe, nato intorno all'antica Abbazia dei monaci Benedettini di Cluny e ad ameni e solitari luoghi scelti dagli eremiti per i loro ritiri di cui restano ancora eloquenti toponimi: Casa Eremo, Passo dell'Eremo, Casa Eremetto, Grotta del Romito, Pian dei Romiti.
Il paese sorge alla confluenza fra i fossi Acquacheta, Troncalosso e Rio Destro, da cui ha origine il fiume Montone. In passato era infatti conosciuto come S. Benedetto in Biforco, a testimoniare la sua collocazione all'incrocio fra i fiumi. Più tardi assunse anche il toponimo di Mulino, perchè vi si trovavano i mulini del Monastero. L'abitato è ancor oggi costituito dai due nuclei Molino e Poggio.
L'Abbazia, che la tradizione popolare vuole fondato dallo stesso S.Benedetto, viene ricordata già nel 1022, in un Privilegio dell'imperatore Enrico II. Verso la metà del XVI secolo, tuttavia, inizia la decadenza dell'Abbazia e del monastero e nel 1499 papa Alessandro VI abolisce l'ordine Benedettino al quale viene sostituito l'ordine di Vallombrosa, che tiene l'Abbazia fino al 1529.
All'epoca delle lotte tra i Visconti di Milano e la Repubblica di Firenze per il dominio dell'Italia settentrionale, S.Benedetto si sottomise ai fiorentini (1440).
Durante il medioevo i conti Guidi di Modigliana ebbero qui un castello.
San Benedetto divenne Comune libero nel 1500.
Via Dante Alighieri
Collocata nel centro medievale di S.Benedetto collega il Poggio su cui è ubicata l'abbazia con i suoi mulini.
E' dedicata non a caso al "ghibellin fuggiasco" che qui, sostò (nel monastero e probabilmente anche nell'eremo, allora forse in località Pian dei Romiti, di cui rimane il nome) in attesa di rientrare a Firenze, come egli stesso ricorda nel XVI canto dell'Inferno, sicuramente tra il 1302 e il 1303.
Abbazia di S.Benedetto
(Via Poggio - Visitabile - Tel 0543-965366)
Sorge più in alto rispetto al paese, in cima al poggio che domina la confluenza dei tre fiumi ed è un complesso che ancora porta i segni dell'antica abbazia medievale, già esistente nell'853, data presumibile della consacrazione della prima chiesa da parte di papa Leone IV (come indica una lapide ivi esistente).
Di un qualche interesse l'arco d'ingresso risalente al IX secolo, la torre di difesa, il chiostro con pozzo originario. E' probabile che le origini del monastero siano da ricercarsi nell'aggregazioni dei numerosi eremiti abitanti in queste vallate. C'è chi ritiene che l'eremo fosse stato fondato da S.Romualdo, ma sembra più certo che il Santo venne qui allo scopo di disciplinare la vita della comunità già esistente. S.Romualdo si recò a S.Benedetto due volte, nel 1004 e nel 1021, ma non riuscendo ad imporre la sua rigida disciplina eremitica chiese l'intervento dell'imperatore Enrico II e del citato Privilegio (1022) in cui si stabilì che l'eremo dipendesse direttamente dall'autorità del sovrano e restasse sotto la disciplina dell'abate Romualdo e dei suoi successori e che sempre vi fosse osservata la Regola di S.Benedetto. Diventato a tutti gli effetti un monastero divenne una delle più ricche e potenti abbazie dell'Appennino tosco-romagnolo. Il monastero raggiunse l'apice della sua influenza durante il XIII secolo per poi iniziare un inarrestabile declino. Ridotta a semplice parrocchia l'Abbazia fu trascurata, finchè nel 1723 fu demolita l'antica chiesa a tre navate e croce latina, per costruire quella attuale, più piccola, ad una sola navata, sacrificando anche una parte del chiostro del monastero.
La cripta
E' il braccio destro dell'antica cripta, la parte della chiesa antica, in essa si trovano le presunte reliquie dei martiri cristiani Primo e Feliciano, portate qui nell'849 da Papa Leone IV.
Pian dei Romiti
(Sullo sperone roccioso sopra la cascata dell'Acquacheta, a 720 m s.l.m.)
E' una prateria punteggiata da alberi e arbusti con il torrente Acquacheta che scorre placido in lenti meandri. Qui i ruderi dei Romiti sfidano il tempo. Si tratta di un agglomerato di case rurali abbandonate ormai da 30 anni e risalenti al XVII secolo; non ci sono prove, a parte la toponomastica, che qui esistesse davvero l'eremo legato al monastero di S.Benedetto.
Cascate dell'Acquacheta
(Ad un'ora e mezzo di cammino da S. Benedetto. Sentiero al livello del fiume dal piazzale che precede il ponte sul torrente Acquacheta; segnavia 407)
Citate con questo nome da Dante nel XVI canto dell'Inferno sono da tempo un'escursione tra le più classiche dell'Appennino tosco-romagnolo e sono inserite nei parchi culturali italiani. Oltrechè Dante, le vide probabilmente anche S.Romualdo.
Per giungere al grande salto dell'Acquacheta (70 metri di altezza dopo una corsa di 4,5 chilometri dal monte Làvane, da cui nasce, a 1241 metri sul livello del mare) basta seguire la mulattiera che da S.Benedetto risale costantemente la sinistra idrografica della valle e il cui percorso mostra, in alcuni tratti, l'originaria selciatura. Tra ontani e faggi si costeggia il rumoreggiante Acquacheta, poi ci si alza un poco, tra boscaglie di carpino e roverella interrotte da radure, le acque vi scorrono in mezzo sempre movimentate da pozze e cascatelle. Si oltrepassa la piccola Ca' de Rosp e il Vecchio Mulino. Da qui il paesaggio si fa più suggestivo: il torrente si infatti tra le rocce e una prima cascata preannuncia il grande salto. Ed ecco che più avanti il torrente Acquacheta precipita da una balza stratificata a gradoni. Nella stagione piovosa si presenta come un muro d'acqua mugghiante, nella stagione secca invece si divide in tre fiotti.
Il Centro Visite del Parco
(Viale Acquacheta - Visitabile - tel 0543-965286)
Fornisce informazioni per una prima conoscenza del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Ospita una sala polivalente, un plastico e una mostra fotografica.
