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Descrizione del Territorio
CIVITELLA

La Torre Neogotica


La Rocca


La chiesa di S.Maria in Borgo


Santuario della
Beata Vergine della Suasia
(Abitanti: 3.750 - Altitudine: 200 mt. slm)

Una conca di alte pareti verdissime, tra le quali incombe il Monte Girone (336 metri slm), racchiude le vestigia dell'antica Civita e lo sviluppo urbanistico della moderna Civitella di Romagna. Ordinata e linda teoria di case sulla strada che attraversa il paese, in realtà nasconde i suoi tesori in una zona più interna, nel nucleo che racchiude il borgo murato. Qui c'è il cuore antico del paese che affonda i propri ricordi fin nel X secolo. L'abitato iniziale di Civitella era compreso infatti entro la cinta muraria castellare bastionata. Vissuto per lungo tempo all'ombra della potente Abbazia di S.Ellero di Galeata e contesa fra le signorie che si disputavano i castelli e le collocazioni di maggior potere, anche Civitella subì assedi e distruzioni, dovute, queste ultime, anche a terribili terremoti (in quello del 1661 perirono 120 persone). Nel XV secolo, con l'estinguersi delle signorie, Civitella, città di confine tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana, venne assorbita dalla Chiesa. Il 14 marzo 1785, il Granduca di Toscana si rivolse alla Santa sede per ottenere la soppressione del Nullius di S.Ellero di Galeata e la consegna delle parrocchie situate nel proprio territorio al vescovo di Sansepolcro. A provvedimento ottenuto, le parrocchie situate nei territori dello Stato pontificio, 12 comprese Civitella, furono aggregate alla diocesi di Bertinoro.

La rocca
(Via Circonvallazione Castello - Visitabile - tel 0543-984311)
Sorge a difesa dell'originario borgo murato, sullo sperone formato dalla confluenza nel Bidente del Fosso di S.Filippo, in una posizione che domina il tracciato del percorso di fondovalle. Si ritiene che sia stata costruita, forse, sul finire del XII secolo. La sua conformazione attuale soffre degli interventi, non sempre ortodossi, succedutisi nel tempo. Dell'antico manufatto restano tracce nelle mura, nella porta principale sormontata dalla torre con l'orologio, alcuni sotterranei e bastioni diroccati. Come molte delle fortificazioni di questo territorio appartenne, dal 997 al 1275, agli abati di S.Ellero, ma in seguito venne occupato dal conte Guido Selvatico e dai mercenari di Firenze. Nel 1277 fu ricondotto sotto il dominio della Chiesa grazie all'intervento di Guido da Montefeltro. Nel 1404, assediato dai fiorentini guidati da Jacopo Salviati, subì gravi danni. Passò poi sotto il dominio del Malatesta che a loro volta la cedettero alla famiglia De Nobili, che ne risulta feudataria intorno alla metà del '500. Ormai inservibile a scopi di difesa dopo l'introduzione delle armi da polvere, anche il castello di Civitella perdette ogni importanza e dovette subire un lungo periodo di costante degrado. Il progetto di recupero prevede la collocazione, al suo interno, di un Museo etnografico.

La torre neogotica
Ricostruita in stile neogotico tra il 1920 e il 1930 ha preso il posto del manufatto originario distrutto nel terremoto del 1661. Intorno si estende la parte della rocca meglio conservata. Il suo orologio è citato sin dal 1554 ma l'ingranaggio attuale è opera di un artigiano civitellese dell'800.

Il borgo murato o fortificato
Detto anche il Castello, nonostante i singoli edifici siano ampiamente rifatti conserva il fascino della struttura urbanistica medievale. Qui, più che in altri luoghi, si ha l'esatta conformazione di un antico borgo fortificato, difeso dai torrioni della rocca ma, soprattutto, dai suoi strapiombi che si gettano nelle acque verdi del Bidente che serpeggiano in basso.

La chiesa del castello
(Piazza Francisco Ferrer - Visitabile - tel 0543-983226)
Risale al XVII secolo e occupa il centro del borgo murato.
Il piccolo ed elegante edificio è stato recentemente restaurato e cela al proprio interno una struttura barocca di un certo pregio che necessita, però, di interventi di recupero.
Dedicata a S.Antonio da Padova custodisce anche la Madonna del Carmine, festeggiata il 16 luglio.

Via Circonvallazione Castello
E' la via principale che gira intorno al borgo seguendo i bastioni murati come un serpente protettore.
Lungo il suo tracciato, accuratamente ristrutturato, sono collocate piccole e grandi case antiche e qualche bottega di artigiano legnaiolo intento alla lavorazione del profumatissimo legno di cedro. Una passeggiata lungo la via rivela straordinari scorci della valle.

La chiesa di S.Maria in Borgo
(Via Farneti - Visitabile - tel 0543-983226)
Collocata all'esterno dell'antico castello s'incontra sulla sinistra entrando in paese.
Fu consacrata il 6 settembre 1705 da monsignor Missiroli, vescovo di Bertinoro che in seguito all'annullamento del Nullius di S.Ellero aveva da poco acquisto la parrocchia. Ma la prebenda, come si apprende dai registri, risale a tempi più antichi, tuttavia divenne arcipretale solo nel 1731, allorchè il Pontefice, su istanza del clero locale elevò la parrocchia a Collegiata. E' dedicata a S.Michele Arcangelo, patrono del paese.
Di impianto settecentesco la chiesa deve il suo assetto attuale ad un restauro effettuato nel 1862.
All'interno: Deposizione dalla Croce e i Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria
olio su tela, attribuito al Graziani. Opera della fine del XVIII secolo. Collocata un tempo nella Chiesa del Castello è stata recentemente restaurata e collocata all'interno della Chiesa Parrocchiale.
Acquasantiera (Visibile all'interno del salone parrocchiale)
Risale all'XI secolo e proviene dalla Chiesa della Bonalda, ubicata poco al di sopra del centro abitato di Voltre.
Si tratta di un'opera in pietra fregiata da quattro piccole teste umane scolpite negli angoli.

Il Teatro Golfarelli
(Via Garbaldi - Visistabile - tel 0543-984311)
Progettato nel 1811 dall'architetto Giuseppe Missirini su un preesistente impianto teatrale a pianta poligonale molto allungata, fu costruito a partire dal 1812 a spese di Lorenzo Golfarelli che intendeva in tal modo celebrare la presa di Mosca da parte di Napoleone.
I lavori si protrassero fino all'inverno del 1825 e la nuova sala teatrale potè essere inaugurata nel maggio di quell'anno. La decorazione e gli stucchi furono eseguiti dal pittore bolognese Silvio Gordini. Lavori effettuati dopo il 1970, anno in cui il teatro fu gravemente danneggiato da un incendio, hanno stravolto le caratteristiche architettoniche originarie del teatro.

Santuario della Beata Vergine della Suasia
(Via Martiri Partigiani - Visitabile - tel 0543-983148 o 983226)
Costruito grazie alle elemosine raccolte tra gli abitanti del luogo, è l'espressione della volontà dei civitellesi che vollero erigerla per ricordare la miracolosa apparizione della Beata Vergine ad un povero orfanello, Pasquino da Vignale, avvenuta per 5 volte, dall'1 al 29 aprile 1556, nei pressi di una celletta esistente vicino al torrente Suasia già, nientemeno, che nel 1442.
La costruzione ebbe inizio il 27 luglio 1556, con la posa della prima pietra da parte del Vicario dell'Abbazia di S.Ellero, monsignor Cristoforo Agatense da Montalto.
Autore del progetto fu l'architetto fiorentino Zenobio Lastricati, che è chiaramente nominato nella documentazione superstite. La soluzione costruttiva adottata, chiesa con pianta a croce greca, era chiaramente rivolta a mantenere intatta al suo interno la Maestà con il suo affresco. Collocata originariamente al centro del santuario, l'immagine miracolosa fu traslata sulla parete della cappella, dove è posta tuttora, il 24 luglio 1666.
Nel 1575 il santuario, ormai compiuto, fu affidato ai Servi di Maria, che vi rimasero fino alla soppressione degli ordini religiosi in età napoleonica. L'edificio è una significativa creazione architettonica rinascimentale toscana, alterato dai numerosi rifacimenti, i più importanti dei quali furono attivati nel 1760 con la costruzione del campanile e nel 1928 con la costruzione dell'attuale cupola al posto dell'originario tiburio ottagonale con tetto ad otto spioventi.
Ulteriori interventi sulla facciata sono stati operati nel 1906 e nel 1950-52. Il Santuario è oggi affidato alla Confraternita della Beata Vergine della Suasia.
All'interno: Beata Vergine della Suasia, affresco, di autore ignoto, di scuola toscana risalente al XV secolo. La datazione tuttavia non è così certa, condizionata com'è dai numerosi interventi di restauro a cui la sacra immagine è stata soggetta nel corso dei secoli. Anticamente dipinta nella cella delle apparizioni oggi è collocato sull'altare maggiore.
Cristo sulla croce con S.Giovanni, Maddalena e S.Luca, olio su tela, attribuito a Giovanni Battista Ramenghi detto Bagnacavallo il Giovane, inizio del XVII secolo. Altri lo attribuiscono a Denis Calvaer, pittore fiammingo che operava nel bolognese nella prima metà del XVII secolo.
Madonna col Bambino e Santi Barbara, Andrea e Lorenzo, olio su tela, di autore ignoto di scuola bolognese, dell'inizio del XVII secolo.
Madonna col Bambino fra Angeli musicanti, olio su tela, di tarda maniera veneta, prima metà del XVII secolo, firmata "Hier. Veron", Girolamo Veronese.
CUSERCOLI

La Portaccia


Chiesa S. Bonifacio


La Cartiera


I rosari
Sono una tipica produzione di Cusercoli e dintorni che impegna quotidianamente un buon numero di maestranze, in grande prevalenza donne, che si vedono, non di rado, davanti alle case intente alla paziente opera di infilare e legare perle per comporre le tipiche coroncine per le preghiere.
Tutto il lavoro è coordinato da un'unica azienda, la Lauretana, una delle tre operanti in Italia che esporta rosari in tutto il mondo.
(Abitanti: 1.200 - Altitudine: 280 mt. slm)

Acque di porcellana verde pallido, quiete e fresche, attraversano questo paese la cui storia si identifica con il suo imponente castello e con la sua rocca. Oggi l'abitato è costituito da una parte moderna, allineata lungo la Statale, mentre in alto, su un massiccio sperone direttamente affaciato sul fiume Bidente, a controllo dell'attraversamento fluviale e dell'importante percorso che segna il fondovalle, sorge il castello. Una prima struttura fortificata dovette sorgervi già in età tardoromanica. Per la sua posizione non poteva non essere soggetto di assalti e saccheggi da parte di eserciti in transito o di chi voleva conquistare la sua superba posizione. Di certo il castello appartenne all'Abbazia di S.Ellero, cui vene confermato con la bolla di papa Innocenzo II del maggio 1213, e agli Arcivescovi di Ravenna. Probabilmente sin dal suo sorgere fece parte della contea di Giaggiolo i cui signori, i Malatesta di Giaggiolo, nel corso del XVI secolo, lo cedettero ai Guidi di Bagno, forse anche per le pessime condizioni in cui versava. Cessato il feudalesimo, i Guidi di Bagno continuarono per tutto il secolo XIX a trascorrere saltuari periodi dell'anno nel palazzo finchè non fu completamente abbandonato e lasciato al degrado, tanto che nel 1937 una parte della rocca è crollata sulle case facendo ben 21 vittime e terrorizzando la popolazione per il costante pericolo di frane del masso su cui poggia tuttora il fortilizio. Nel 1973 il castello è stato acquistato dal Comune.

Il castello
(Visitabile solo all'esterno)
Il complesso, nonostante gli evidenti segni di degrado appena arginati da interventi di consolidamento operati in questi ultimi anni, emana un suo straordinario fascino, sia per i segni dell'antico fasto che per la sua particolare posizione di dominio sul territorio circostante. Si tratta tuttoggi di un complesso grandioso che attende una sua più consona destinazione. Su una struttura fortificata del periodo tardo romano, di cui rimane testimonianza in un muro di grandi dimensioni costruito con pietre non legate da malta, si costruì, presumibilmente intorno al XII secolo, la prima rocca medievale. Intorno al XIV secolo fu aggiunto al corpo della fortificazione un palazzo, anch'esso fortificato, residenza del feudatario. Contestualmente furono ampliate le mura ed una seconda cerchia racchiuse il borgo sottostante. Tra la metà e la fine del '700 il castello subì profonde modificazioni per soddisfare le esigenze abitative dei signori del tempo. Fu ristrutturato, vi si aggiunsero giardini pensili ed una nuova chiesa. La sua decadenza iniziò nel secolo scorso per approdare ad uno stato totale di degrado.

La portaccia
Costituiva uno dei due ingressi, quello rivolto a sud-est, al borgo di Cusercoli. Ancora ben conservata, sul suo frontale tiene campo lo stemma dei conti Guidi di Bagno.

Il borgo
Racchiuso un tempo da una cinta muraria, sorge ai piedi del castello e della rocca, ai margini del percorso di fondovalle. Tuttora le piccole case, allineate lungo la strada acciottolata che sale al castello tra muschi e anfratti, hanno il fascino del tempo che fu. Molte sono state ristrutturate, altre sono in via di risistemazione da parte di privati che tornano ad abitare l'antico borgo.

Chiesa di S.Bonifacio
Incastonata nel complesso gentilizio del castello fu consacrata nel 1777 e chiusa al culto nel 1972. Oggi crepe e muschi assediano i suoi muri non ancora del tutto spogli della sua antica maestà. La sua costruzione (l'ala ad ovest era destinata a canonica), in stile barocco preneoclassico, si deve alla contessa Maria Polissena Albicini, vedova di Ferdinando dei Guidi di Bagno conte di Cusercoli, che pensò di inserire una nuova chiesa parrocchiale nei lavori di trasformazione dell'antico castello. Nel 1750 infatti, era andata in rovina sotto la furia di un'alluvione, la piccola chiesa di Sancta Maria De Saxo.

Ex Chiesa di S.Biagio
(Ultimo edificio a sinistra lungo la rampa che conduce alla Rocca)
Una statua del Santo ed una lapide, affissa sulla facciata di questa abitazione, ricordano che essa fu luogo di culto dedicato al patrono del paese. Di fatto la chiesa risulta costruita nel 1702 e solo nel 1951 è stata ceduta a privati per farne civili abitazioni. La chiesa era collegata ai cortili della rocca e del palazzo baronale attraverso un passaggio pedonale sopraelevato, che dallo spazio esterno del palazzo, immetteva in chiesa, in un palco sovrastante l'ingresso.

Chiesa di S.Maria del Sasso
(Largo Matteotti - Visitabile - tel 0543-989684)
Costruita nel 1972, moderna, a una sola navata porta il nome dell'antica chiesa del castello. Patrono della chiesa e S.Biagio.

Beata Vergine della Misericordia
Olio su tela, di scuola romagnola, risale XVIII secolo. L'immagine è venerata da oltre 230 anni, da quando un frate cappuccino donò la sacra immagine alla chiesa parrocchiale ubicata allora fuori dalle mura del castello. Dalle cronache del tempo si apprende che Cusercoli, durante il disastroso terremoto del 1870, contrariamente ai paesi vicini, non subì gli stessi danni devastanti. Ciò fu attribuito dai cusercolesi alla protezione della Beata Vergine della Misericordia, che venne eletta patrona della parrocchia. Alla Mater Misericordiae la comunità di Cusercoli dedica una festa paesana che si celebra l'ultima domenica di luglio ed è una delle numerose manifestazione organizzate annualmente dall'attivissima Pro Loco.

Oratorio di S.Emidio
(Statale Bidentina in direzione Civitella)
Costruito nel 1782 e consacrato nel 1788 sorge dov'era un tempo la primitiva chiesa parrocchiale e un piccolo convento francescano, funge da chiesetta del cimitero. Il muro di cinta era ornato di 14 cellette in pietra arenaria, ognuna delle quali contenente una pregevole formella policroma in maiolica rappresentante una stazione della Via Crucis. Le formelle sono state in parte rubate; quelle restanti sono in restauro.

La cartiera
(Statale Bidentina in direzione Forlì, sulla destra, oltre il ponte)
Queste zone custodiscono anche la più antica cartiera della Romagna: costruita dai conti Guidi di Bagno nel 1637, fu attiva fino al 1904.

I dintorni

VOLTRE
(A tre chilometri dall'abitato di Cusercoli, dalla Statale in direzione S.Sofia al bivio a sinistra)
Piccolo paese di fondovalle, posto alla confluenza tra i torrenti Voltre e Sàsina ha nei paesaggi e nella sua abbazia i motivi di richiamo.

Abbazia di S.Maria in Voltre
(Ad un chilometro dall'abitato di Voltre in direzione Seguno)
Documentata dal 1213 fu una ricca e potente abbazia camaldolese che estendeva la sua giusrisdizione sulle chiese e le terre circostanti.
Dipendeva a sua volta dall'Abbazia di S.Ellero e dal XV secolo divenne dii patronato dei Malatesta che vi tennero come abati membri della famiglia. Nel XVI secolo fu ridotta a parrocchia e come tale rimase fino al XIX secolo quando venne abbandonata. La chiesa, oggi in rovina, mostra ancora l'originario orientamento est-ovest e presenta linee architettoniche settecentesche.

GIAGGIOLO
(A due chilometri da Voltre preseguendo ancora lungo la provinciale)
Fu importante castello appartenuto agli Arcivescovi di Ravenna nato dalla contea di Giaggiolo, un vasto possedimento tra le valli del Bidente e del Voltre creato da cinque aristocratici fratelli ravennati che l'ebbero in feudo nel 1021.
Estinta la casata dei primi conti di Giaggiolo, nel 1269 il feudo fu acquistato da Malatesta da Verucchio, per asssegnarlo al figlio Paolo (immortalato da Dante nel V canto dell'Inferno insieme all'amata Francesca) che divenne capostipite del ramo dei Malatesta di Giaggiolo. Nel 1471 passò ai Guidi di Bagno che lo abitarono fino al XVII secolo, periodo nel quale iniziò la sua decadenza.

La rocca
Le sue maestose rovine, tra le quali un bastione ottagonale e tratti della cinta muraria, ci rimandano l'immagine del poderoso sito difensivo attorno a cui nacque l'attuale paese.