Personaggi, Artisti, Curiosità PDF Stampa E-mail

Filosofi, pittori, letterati, latinisti, divi del muto ed eremiti, patrioti e grandi avventurieri, poeti e filantropi, statisti e drammaturghi: anche l'Alta Romagna può presentare il suo elenco di personaggi, noti e meno noti, ma ben radicati nella storia e nelle vicissitudini di queste terre. Eccone un brevissima selezione, elencata secondo l'anno di nascita.

Tito Maccio Plauto (254 a.C - 184 a.C.)
Il grande commediografo a cui si devono i momenti più alti della drammaturgia latina è indubbiamente il figlio più illustre di Sarsina.
Pur rifacendosi ai modelli della commedia nuova greca, Plauto apportò ai temi e ai modi della commedia latina elementi della tradizione italica e li arricchì alla vita ed ai costumi romani. Seguito ed assai popolare, alla sua morte gli furono attribuite 130 commedie, che in seguito l'erudito Varrone ridusse a 21, tutte pervenuteci.

S.Ellero (476 d.C. - 558 d.C.)
Il Santo Abate di Galeata, fonda-tore di un'abbazia che ebbe per lungo tempo larga giurisdizione e grande potere politico e spirituale in tutta la Romagna Toscana, era nato in Tuscia ma a Galeata era giunto giovanissimo, appena dodicenne dicono le fonti agiografiche. Al Santo, cui la fede popolare attribuisce poteri taumaturgici, si deve anche uno storico incontro con l'Imperatore Teodorico che risolse con un miracolo il duro scontro strapotere temporale e potere spirituale.

Papa Pasquale II (1050 - 1118)
Al secolo Raniero Ranieri, nacque a Bleda, vicino a Isola (S.Sofia). succedette a Urbano II nel 1099 e lottò per liberare la chiesa dagli imperatori tedeschi. Figlio del castellano di Bleda si fece monaco fu poi Legato in Spagna nel 1099. Figura di rilievo nel cristianesimo fu ricordato a lungo. Morì nella notte tra il 20 e il 21 gennaio 1118. E proprio quel ricordo portò tanti romei a visitare i luoghi della sua nascita tanto che alcune antiche strade restano lastricate dall'epoca.

Ambrogio Traversari
Ambrogio Traversari
Ambrogio Traversari (1386 - 1439)
Monaco camaldolese, nato a Portico di Romagna e formatosi presso il Monastero di S.Maria degli Angeli di Firenze, fu chiamato dai suoi contemporanei l'"amico dei greci" per la sua intensa attività "diplomatica" in favore dell'unione delle chiese latina e greca, nei concili di Basilea (1431), di Ferrara (1437) e di Firenze (1439). La conoscenza della lingua e della teologia dei greci, ne fece l'interlocutore più ricercato dai padri del Concilio a cui il Papa affidò la stesura della "Bolla di Unione" tra le due chiese, "Laeutur coeli". Papa Eugenio IV, nel 1431, lo chiamò a reggere, come Priore, la Congregazione Camaldolese nella quale si adoperò per la riforma dell'ordine e della Chiesa, come testimonia il suo diario "Hodoeporicon". Traversari "umanista" fu al centro della vita culturale, politica e religiosa fiorentina per oltre un ventennio (1418-1439), dimostrandosi anche un instancabile ricercatore di manoscritti, un fine traduttore di opere filosofiche e teologiche. Oltre l'"Hodoeporicon" ci rimane di suo pugno l'Epistolarium, una fitta corrispondenza con le più alte personalità della cultura, dello Stato e della Chiesa del tempo.

Michele Valbonesi (1731-1808)
Piccolo maestro nato a Ranchio, in un ambiente provinciale e chiuso, rielaborando esperienze bolognesi e cesenati seppe creare un proprio linguaggio espressivo e svolgere un ruolo di notevole rilievo fra gli artisti presenti nella seconda metà del '700 in Val Borello e in Val di Savio. Si sa che svolse parte del suo apprendistato a Bologna e che agli esordi della sua carriera fu sostenuto da alcune confraternite laicali ed incontrò il favore dell'arciprete don Pietro Gabriello Massi, una delle voci più autorevoli della Diocesi di Sarsina. L'opera più importante di Valbonesi si esplica nel decennio 1750/1760, lasso di tempo nel corso del quale gli vengono richieste numerose opere a soggetto sacro. Dagli archivi di Ranchio si desume che il pittore, a partire dal 1764, non era più presente nel paese natale. Il motivo di questa lunga assenza è da ricondursi alla crisi che, nel settimo decennio del '700, investì l'economia del comprensorio cesenate, con l'inevitabile caduta di richieste di lavoro.
Nel 1775 il nome di Valbonesi figura tra i pittori e gli architetti che partecipano a Cesena alla realizzazione degli apparati scenici allestiti in occasione dei festeggiamenti per l'elezione a pontefice del nobile cesenate Gianangelo Braschi (Pio VI). Tra il 1770 e il 1780 Michele Valbonesi è uno dei responsabili addetti alla manutenzione del Porto canale di Cesenatico ma trova anche il tempo di dipingere per la chiesa di S.Giacomo e S.Cristoforo a Cesenatico una tela andata perduta nel 1944. Godette in vita di una certa popolarità, fu anche consigliere del Comune di Sarsina e il suo nome figurava fra i 150 maggiori possidenti terrieri sarsinati.
Fra le sue opere più apprezzate: "Transito di S.Giuseppe e i Santi Antonio Abate e Romano" (Chiesa parrocchiale di S.Romano); "Martirio di S. Bartolomeo" (Pieve di Ranchio); "Martirio dei Santi Cosma e Damiano" (Chiesa di S.Damiano); "Vita e Miracoli di S.Vicinio" (Cattedrale di Sarsina); "Riposo durante la fuga in Egitto" (Museo Diocesano di Sarsina); "Il Martirio di S.Eurosia", "il Martirio di S.Bartolomeo" (Museo Diocesano di Bertinoro); "Decollazione di S.Giovanni Battista" (Cattedrale di Bertinoro).

Don Giovanni Verità (1807-1885)
Il discusso prete di Modigliana, il salvatore di Garibaldi come lo chiamarono i suoi concittadini, fu insieme ottimo sacerdote e temerario patriota e visse con intensa partecipazione sia l'attività pastorale che il Risorgimento.
Amatissimo dai modiglianesi per le non comuni doti di umiltà e amore verso il prossimo, visse quotidianamente a contatto con l'umanità più povera.
Fu arrestato per il suo diretto coinvolgimento nei moti carbonari: con Modigliana a cerniera tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana, furono molti i patrioti in fuga ospitati nella sua casa, Giuseppe Garibaldi compreso (21 agosto 1849), che, come mostrano alcune lettere, gli donò profonda amicizia e gratitudine.

Felice Orsini (1819-1858)
Nacque a Meldola il patriota italiano che legò il proprio nome all'attentato, fallito e pagato con la vita, all'imperatore Napoleone III.
Felice Orsini aveva studiato a Bologna dove, nel 1843, si era laureato in legge.
Permeato dallo spirito mazziniano e libertario dell'epoca organizzò una società segreta "I Figli della Patria" e, sempre in nome della libertà e della patria, il 14 gennaio 1858 attentò alla vita di Napoleone III. Scoperto e arrestato, fu ghigliottinato a Parigi il 13 marzo dello stesso anno.

Silvestro Lega
Silvestro Lega
Silvestro Lega
(1826-1895)
Il grande pittore macchiaiolo nacque a Modigliana da Antonio Lega e Giacoma Mancini, sua seconda moglie.
Fin da ragazzo dimostrò attitudine al disegno, ma l'ambiente in cui era nato non si dimostrava favorevole alle sue aspirazioni, inoltre le ristrettezze economiche della sua numerosissima famiglia, che pure non era sprovvista di beni, non gli permettevano una libera esplicazione delle sue capacità. Silvestro decise dunque di recarsi a Firenze dove frequentò l'accademia e la la scuola del Mussini.
In un primo periodo seguì l'indirizzo "purista" e neoquattrocentista, e, in un secondo tempo, maturò quello detto della "macchia": l'impianto pittorico che, invece che dalla linea del disegno e della successiva coloritura, era realizzato attraverso macchie di puro colore. Questo è il periodo che lo ha reso celebre e lo ha inserito di diritto tra i più grandi pittori del suo tempo. L'attività pittorica fu accompagnata dall'impegno politico-patriottico, che lo spinse a partecipare alle guerre risorgimentali. Trascorse una vita irta di difficoltà aggravate da una progressiva cecità che gli rese il lavoro sempre più difficoltoso, finchè un male irreparabile pose fine alla sua vita nell'ospedale S.Giovani di Dio a Firenze.

Padre Damiano (1851-1891)
L'insigne frate musicista (al secolo Giuseppe Poggiolini), organista del Santuario della Verna, compositore ed esponente di punta delle istanze riformistiche della musica sacra, era nato a Rocca S.Casciano. Aveva iniziato infatti lo studio della musica sotto la guida del maestro della banda del suo paese, ma il suo sogno era quello di diventare francescano, proprio alla Verna, luogo da lui tanto amato ma assai poco confacente alla sua gracile salute che lo porterà alla morte prematura. Prima di tutto uomo di fede poi musicista, Padre Damiano, a parte una parentesi romana, fu organista ufficiale della Verna dal 1876. Ha lasciato uno straordinario patrimonio di musica sacra sia strumentale che vocale (Messe corali, Litanie, Mottetti, Salmi), molta della quale manoscritta e conservata autografa nell'archivio del santuario della Verna.
Le sue ossa sono tumulate nella Chiesa degli Angeli, confuse con quelle di altri confratelli.

Manara Valgimigli (1876-1965)
Nato a S.Piero in Bagno, traduttore di classici greci, fine critico letterario, memorialista, curatore di opere di Carducci e Pascoli, fu docente all'Università di Messina e direttore della Biblioteca Classense di Ravenna fino al 1948 e autore dell'indimenticabile "Mantello di Lebete".
La sua nascita a S.Piero in Bagno fu quasi casuale, era figlio infatti di un ispettore scolastico proveniente da Lucca, e quando i genitori lasciarono S.Piero in Bagno per altre destinazioni anch'egli partì ma non dimenticò mai il paese che gli aveva dato i natali.
Qui, del resto aveva radici affettive molto forti, vi abitava colei che gli fece da balia e il marito di quest'ultima, Batano, intagliatore del legno, con cui aveva stretto un'amicizia indissolubile.

Don Giulio Facibeni
Don Giulio Facibeni
Don Giulio Facibeni (1884-1958)
Il sacredote di Galeata,"nel cui nome era il segreto della vita" (Pio XII), dette tutto se stesso perchè alle generazioni rese orfane dalla guerra e dalla sventura non mancasse il calore di un affetto paterno e la gioia della speranza.
Fondò infatti a Galeata un istituto per l'infanzia denominato Opera Madonnina del Grappa (era il capellano militare a cui i soldati che morivano sul Grappa affidavano i propri figli) come la più conosciuta opera omonina da lui fondata a Firenze e che ospita oggi universitari e orfani provenienti da tutto il mondo. Oggi l'Istituto ha aperto missioni in Albania e in Brasile e sia a Galeata che a Firenze dà ospitalità a giovani lavoratori e studenti albanesi, somali, eritrei, marocchini, sia mussulmani che cattolici.
Don Giulio Facibeni è sepolto a Firenze nel cimitero di Rifreddi.

Hesperia
Hesperia
Hesperia
(1885-1959)
La grande stella del varietà e diva del muto era nata a Bertinoro, ma aveva visuto a Meldola la sua infanzia e la sua prima giovinezza. Olga Mambelli, questo il suo vero nome, mosse i suoi primi passi sul palcoscenico (del tutto casualmente a causa dela carenza di interpreti di una compagnia di passaggio a Meldola) appena dodicenne.
Ma in appena dieci anni, da sartina di paese e attrice dilettante divenne un'applaudita stella del varietà. Qualche anno dopo (1912), ormai nota al grande pubblico, passò al cinema interpretando una settantina di pellicole. La sua carriera finì nel 1923 quando andando sposa al suo pigmalione e regista, Baldassarre Negroni, divenne la contessa Olga Negroni.

Angelo Ravagli
(1891-1975)
Nacque a Tredozio il personaggio che ispirò a D.H. Lawrence il protagonista del famoso romanzo "L'amante di Lady Chatterley", scritto, narrano le cronache, per vendicarsi della propria consorte Frieda Von Richtofen e della sua infedele relazione con il tredoziese tenente dei bersaglieri ciclisti Angelo Ravagli.
Quest'ultimo, trasferitosi a Spotorno con la famiglia ebbe occasione di conoscere qui lo scrittore inglese e la sua seconda moglie. Infatuato con successo delle grazie teutoniche di Frieda scatenò la gelosia di Lawrence, il quale, ammalato e vicino alla morte, decise di vendicarsi raccontando al mondo gli amori dei due fedifraghi sotto le spoglie di una nobildonna inglese e del suo guardiacaccia.
Il libro evitò a malapena la censura e Frieda si allontanò per sempre dal consorte.
Morto Lawrence, Ravagli sposò in Messico la vedova dello scrittore ma poi, morta anch'essa, tornò in Italia dalla propria legittima consorte.

Filippo Zappi
(1895-1961)
Nato a Mercato Saraceno, capitano di corvetta della Regia Marina, fu ufficiale di rotta del dirigible Italia nella sfortunata spedizione al Polo Nord partita da Milano nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1928.
A causa del vento, della nebbia e della neve, l'aeronave, dopo due ore di crociera intorno all'asse polare, il 25 maggio, aveva urtato contro i ghiacci scaraventando sul pack Filippo Zappi e il comandante della spedizione Umberto Nobile. Poco dopo anche l'aeronave, con altre sette persone a bordo, era finita sui ghiacci.
Fra difficoltà di collegamenti, gare di solidarietà per ritrovare i dispersi e traversie varie che portarono alla morte di uno dei compenenti dell'equipaggio, l'aviatore mercatese venne portato in salvo il 12 luglio 1928.

Padre Venanzio (1931-1994)
Al secolo Agostino Reali, nato a Montetiffi (Sogliano), poeta di grande sensibilità, biblista e traduttore (salmi dall'ebraico), oltre che di poesia si è occupato di arti figurative organizzando e partecipando, come artista, ad importanti mostre di carattere nazionale. Ha insegnato in seminari ed atenei di Bologna, Ferrara, Venezia.
E' stato Superiore Provinciale dei frati cappuccini bolognesi-romagnoli dal 1981 al 1987. Dal 1961, quando alcune sue liriche furono pubblicate, su "Fiera Letteraria" si è dedicato interamente alla poesia. Riposa nel piccolo cimitero di Montetiffi.

Benedetta Bianchi Porro (1936-1964)
Era nata a Dovadola la giovane che con suoi pensieri ed i suoi scritti ha tracciato una via luminosa e ardente di fede per tutti coloro che si sono accosatati a lei.
Morta appena 28nne dopo una vita travagliata da gravissime malattie, ha lasciato un esempio di fede fulgida e limpidezza di pensiero.
I suoi scritti (Diario, Lettere, Pensieri), carichi di riflessioni profonde sul dolore e sulla vita, sono stati tradotti in molte lingue, compreso il russo, il cinese, il giapponese e l'arabo. La Chiesa l'ha recentemente riconosciuta Venerabile.